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IL TAGLIO ROBOTIZZATO: analisi e considerazioni.

18 Giu 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su IL TAGLIO ROBOTIZZATO: analisi e considerazioni.

L’operazione di taglio è una delle più importanti pratiche manutentive dei tappeti erbosi.

Attraverso il taglio, oltre a curare l’aspetto estetico, si controllano e si migliorano tutta una serie di situazioni determinanti per la salute dei prati. La secrezione degli ormoni delle piante cambia: con la rasatura si blocca l’emissione dell’auxina, che è l’ormone deputato alla crescita verticale per la produzione della spiga e del seme, e si sviluppa e facilita la secrezione delle citochinine e delle gibberelline, che sono invece gli ormoni che stimolano lo sviluppo delle gemme di accestimento alla base del culmo con azione di colonizzazione dell’area e formazione di un cotico denso, fitto e durevole.

Da tutto questo ne conviene che la frequenza di taglio è un elemento determinante per la salute e l’aspetto estetico dei prati.

Il taglio robotizzato opera proprio su questo fattore, cercando di ottimizzare il ritmo di rasatura per evitare l’insorgenza d’infestanti all’interno di un prato diradato.

robotUn robot rasaerba, che utilizza il taglio di tipo rotativo, effettua dei passaggi randomizzati su tutta la superficie del giardino interessata. Non ci sarà più l’effetto a strisce parallele come per i tosaerba a spinta tradizionali e/o i trattorini, ma un “disegno” casuale” (e quindi non evidente) sul prato.

Con i robot dell’ultima generazione anche le pendenze accentuate non risultano più un problema, risultando capaci di tagliare l’erba anche su pendenze del 35% (finanche 45% a seconda dei modelli). Certamente le superfici dovranno comunque essere sempre ben livellate e prive di ostacoli.

E’ già da tempo risaputo che la delimitazione dell’area da tagliare viene definita attraverso l’interramento di specifici cavi che il robot riconosce e che circoscrivono l’area d’impiego. Questa operazione viene eseguita dalle aziende installatrici nel momento della messa in opera dell’attrezzo direttamente nel giardino di casa e/o nell’area da tagliare.

Per evidenti motivi tecnici e di costruzione delle macchine (per esempio lame non troppo vicine alla fine della scocca), tendenzialmente i bordi di una superficie a verde rimangono esterni al lavoro del robot e quindi sono da definire comunque con interventi manuali da parte di operatori.

Il taglio robotizzato, essendo un taglio di tipo rotativo, presenta un grado di qualità che viene definito dal controllo dell’affilatura delle lame, in modo da essere sempre pulito, netto e preciso. Con lame con bordi arrotondati, il problema della sfilacciatura dell’erba viene ancora più accentuato con questa tipologia di macchine. Il consiglio è quindi quello di avere a disposizione sempre delle lame affilate, altrimenti si può incappare in potenziali aumenti delle patologie fungine e in disidratazioni dell’erba. Una sostituzione delle lame in ogni stagione (una volta/anno), può essere un buon compromesso per riuscire ad ottenere la corretta rasatura.

Il concetto basilare per il taglio robotizzato è quello di effettuare un mulching costante, asportando solo piccole quantità di erba che così vengono degradate direttamente dalla microflora del terreno e quindi non necessitano di raccolta.

In presenza costante di macchina con lame affilate, si evidenzia una minore percentuale di infestanti dicotiledoni dovuta al prato più fitto. Con potenziali infestanti a perenne e costante formazione di semi ad altezze anche molto basse (Poa annua), vi è invece la possibilità di propagare tali semenze in ampie porzioni di giardino.

Tendenzialmente, se si utilizza il robot non si assiste ad un maggiore accumulo di feltro oppure questo è molto modesto. Anche il consumo dei fertilizzanti può diminuire, come per i tagli di tipo mulching, in quanto i residui di taglio sono degradati lentamente e gli elementi nutrivi rimangono quindi a più lento rilascio.

Chiaramente, insieme a tutti questi citati pregi, il taglio robotizzato ha un evidente limite: l’assenza di controllo diretto da parte dell’operatore. L’occhio esperto, ma anche quello di un principiante, riconosce immediatamente la presenza di una macchia “sospetta” (malattia) e opera di conseguenza. L’operatore esperto riconosce i momenti critici delle stagioni dove operare in maniera più o meno aggressiva con il taglio e diversifica l’altezza seduta stante a seconda delle sue esigenze. E sempre l’operatore esperto sa quando lavorare per il contenimento delle infestanti o per la loro espansione (ad esempio tagliando quando queste sono in fase di fioritura).

Per questo possiamo affermare che il taglio robotizzato cambia in modo significativo la gestione del tappeto erboso da un punto di vista economico e agronomico. Sicuramente esso risolve molti problemi, tipicamente italiani, di gestione del tappeto erboso, e cioè: ottimizzazione della frequenza di taglio, taglio netto e preciso (se si cambiano le lame almeno una volta/anno), aiuto nel controllo di alcune infestanti, potenziale riduzione degli apporti nutrizionali attraverso le fertilizzazioni.

Ma non per questo il robot tosaerba ha soppiantato la tecnica tradizionale di taglio, che mantiene le sue prerogative uniche e importantissime.

La lettura dell’arrivo dei robot tosaerba è che la tecnologia ci ha concesso una seconda opportunità di taglio e che noi possiamo utilizzare entrambe le tecniche a seconda della destinazione d’uso del prato, a seconda dei periodi, dei risultati che vogliamo ottenere e dei costi che siamo disposti a sopportare.

LA RIGENERAZIONE DEI TERRENI SPORTIVI A FINE CAMPIONATO

13 Giu 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su LA RIGENERAZIONE DEI TERRENI SPORTIVI A FINE CAMPIONATO

Il campionato di calcio è terminato (o sta per finire per chi è ancora impegnato in play-off e play-out) e il terreno di gioco ha sopportato una dura annata, sottoposto a condizioni climatiche difficili, a calpestio intenso e a manutenzioni che purtroppo limitano la loro intensità e frequenza.

I budget di spesa si riducono sempre di più e le società interessate, basate numerose volte sul volontariato e sulla disponibilità di molte brave persone, non posseggono più le risorse finanziarie per poter gestire in “tranquillità” la cura delle superfici di gioco.

Ma i campi arrivano in questo periodo stanchi, affamati e consumati.

Non prendersi cura di loro equivarrebbe alla decisione di non voler più giocare su fondi adeguati e colonizzati dal manto erboso. Occorre quindi fare ancor più ricorso alla tecnica, alla conoscenza agronomica ed alla scelta di opportune referenze per la rigenerazione estiva dei terreni di gioco. E’ questo un fattore determinante per ridurre le voci di spesa e rendere efficace e duratura la risistemazione del campo sportivo.

Ecco quindi un sunto delle principali operazioni da svolgere:

  1. Il forte calpestio ha provocato una compattazione delle superfici di gioco, che devono essere rimodulate con il giusto apporto di aria e con la gestione corretta della macroporosità e della microporosità. Ecco che interventi di chiodatura/carotatura (tipo Verti-Drain) e/o di fessurazione lamellare in profondità (tipo Verti-Quake) sono fondamentali.
  2. Una verifica del corretto funzionamento dell’impianto d’irrigazione è la seconda pratica da prendere in considerazione perché l’intero sistema funzioni e i soldi investiti non vengano sprecati.
  3. Il ripristino dell’uniformità, densità e compattezza del manto erboso, è poi la terza fase da esaminare.

trasemina_terreno_sportivoLa riduzione dei mezzi di sintesi (come erbicidi/fungicidi) richiede la scelta “obbligata” di materiali professionali in ambito sementiero. Occorre perciò utilizzare per la risemina dei miscugli che siano estremamente performanti in ambito di velocità di germinazione, di accestimento e di colonizzazione dell’area per evitare e ridurre al minimo la potenziale esplosione d’infestanti tipicamente estive (Digitaria spp., Setaria spp., Echinocloa crus-galli, ecc.). Ma questa capacità deve accompagnarsi alla sopportazione delle alte temperature e del potenziale ristagno d’umidità (facendo assai caldo, occorre bagnare molto e quindi “rischiare” d’incappare nello sviluppo di alcune malattie fungine, tipo Pythium spp.). Inoltre questi semi devono saper sopportare un forte carico d’uso perché una volta ottenuta una bella superficie coperta e fitta, a chi non verrebbe voglia di andarci a giocare tutti i giorni?

Bottos ha selezionato nelle sue linee una serie di varietà che rispondono a queste caratteristiche, differenziandosi tra di loro in ambito tonalità di colore e sopportazione degli estremi termici. Nascono così Royal Blend della linea Mastergreen, in comodi sacchi da 10 kg (100% Lolium perenne di germoplasma USA, endofizzati), e Venere della linea Zollaverde, in confezioni da 20 kg (90% Lolium perenne di origine EU e 10% Poa pratensis, ideale per trasemine tecniche).

Ecco le altre tre fasi successive per completare l’operazione di ripristino:

  1. La risemina, con dosaggi un po’ più sostenuti del normale per via dell’arrivo delle alte temperature (circa 40-50 g/m2), dovrà essere poi accompagnata da idoneo fertilizzante starter per la germinazione dei semi. Se a questa funzione si aggiunge anche quella di ripristino della biofertilità del terreno attraverso l’apporto di sostanza organica nobile, ecco che allora il gioco è fatto ed i risultati garantiti. La linea Mastergreen presenta il concime denominato Bio Start dal titolo 12.20.15, contenente Azoto a cessione programmata tecnologia Polyon e il giusto grado di acidi umici e fulvici. Si tratta di un materiale di eccezionale valenza tecnica sia a granulometria standard per impianti tradizionali e sia a granulometria mini (SGN 150 e sottile formula diversa) per terreni di gioco professionali. Il prodotto definito Pro Start 13.24.10 della linea Zollaverde rappresenta invece il giusto compromesso qualità/prezzo in caso di budget di spesa contenuti.
  2. A seguito della semina e della fertilizzazione di rigenerazione, un minimo top dressing con sabbia e/o materiale leggero (circa 10-20 m3/campo) conclude il percorso di manutenzione per la ripresa dei terreni sportivi.
  3. A questo punto non resta che controllare l’irrigazione per essere nuovamente pronti ad Agosto/Settembre per la ripresa dei giochi.

Ecco perché scegliere materiali professionali vuol dire risparmiare.

Ecco perché scegliere materiali professionali vuol dire essere efficaci.

Ed ecco perché scegliere materiali professionali vuol dire apportare benefici all’ambiente ed all’intera Comunità.

DOLLAR SPOT: riconoscere e controllare questa patologia del tappeto erboso

5 Giu 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su DOLLAR SPOT: riconoscere e controllare questa patologia del tappeto erboso

Il Dollar spot è una malattia fogliare dei tappeti erbosi causata dal fungo Sclerotinia homeocarpa. Le piante colpite presentano lesioni di colore da bianco a giallo paglierino che progrediscono verso il basso dalla punta della foglia o lateralmente attraverso le lamine. Un bordo marrone di solito circonda ciascuna lesione 1(figura 1).

Le lesioni più vecchie su erba tagliata più alta appaiono frequentemente a forma di clessidra, essendo più strette al centro che nella parte superiore o inferiore. Le singole foglie possono contenere molte piccole lesioni o un danno di grandi dimensioni o ancora l’intera lama fogliare può deteriorarsi (figura 2).

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Le foglie infette si rovinano, diventando bianche e/o color paglierino, mentre le lesioni si espandono e si uniscono. Le foglie degradate si presentano in aggregati che appaiono come figure circolari, leggermente depresse, che misurano da meno di 1 a poco più di 10 cm di diametro (Figura 3).

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Sui Greens dei Campi da Golf e su aree a taglio molto basso, le macchie appaiono come chiazze sempre bianche o giallo paglierino con un diametro simile a quello di un dollaro d’argento, da cui il nome Dollar spot (Figura 4).

Le singole macchie possono essere meno distinte ad alte altezze di taglio.

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Le chiazze di Dollar spot possono fondersi in ampie aree color paglierino nei prati ammalati fino a misurare anche 15 cm – 3 metri di diametro (Figura 5). Le zone colpite si assottigliano e vengono invase dalle specie infestanti.

10I sintomi del Dollar spot, del Pythium e della Rhizoctonia solani possono essere simili in alcune fasi dello sviluppo delle malattie. Di solito, il Dollar spot non è associato ad una rapida moria di piante come avviene per il Pythium o per la Rhizoctonia (Brown patch). I funghi che causano il Dollar spot e il Brown patch spesso producono lesioni distinte sulle foglie infette (Figura 6);

11il Pythium no. Anche se i sintomi del Dollar spot sono limitati alle parti aeree delle piante, l’agente patogeno causale, Sclerotinia homoeocarpa, produce un metabolita che è tossico per le radici dell’Agrostis stolonifera in particolare. Questa tossina fa sì che le radici si ispessiscano, cessino di allungarsi e diventino nude nella zona pilifera di assorbimento dei nutrienti.

Il micelio biancastro, cotonoso, si forma spesso sulle lame infette nelle prime ore del mattino quando è presente la rugiada (figura 7).

12Il micelio aereo prodotto da Sclerotinia homoeocarpa è simile all’aspetto al micelio prodotto dal Pythium aphanidermatum e da quello generato da Rhizoctonia solani.

Attualmente, l’agente patogeno del Dollar spot è classificato come Sclerotinia homoeocarpa. Tuttavia, questa classificazione è in fase di revisione e una volta completato, il fungo potrà essere riclassificato come Lanzia, Moellerodiscus o Rutstroemia.

Il micelio di Sclerotinia homoeocarpa può penetrare direttamente nelle foglie, entrare attraverso le punte delle foglie tagliate o immettersi negli stomi e causare infezioni. Le sue ife colonizzano in breve tempo le cellule epidermiche e del mesofillo. Il fungo secerne enzimi e tossine che provocano necrosi tissutale. La Sclerotinia homoeocarpa sopravvive come micelio o sclerozi nelle piante infette ed è più probabile che si trovi nel feltro piuttosto che nel suolo. Quando l’ambiente è favorevole alla malattia, il micelio cresce dal tessuto infetto e contagia le piante vicine. Il fungo non produce spore, quindi la propagazione del micelio è dovuta a residui di foglie infetti da parte di attrezzature, persone, animali, acqua o vento.

I sintomi del Dollar spot si sviluppano rapidamente a temperature comprese tra 15 ° C e 32 ° C. Queste temperature, combinate con lunghi periodi di umidità delle foglie da rugiada, pioggia o irrigazione, favoriscono la crescita del fungo e l’infezione delle lamine e delle guaine fogliari. La malattia è più diffusa durante la primavera e l’autunno. Un’eventuale bassa umidità del terreno accentua la gravità del Dollar spot. I tappeti erbosi coltivati ​​a bassi livelli di Azoto presentano più Dollar spot rispetto alle erbe mantenute ad una fertilità ottimale. È stato dimostrato che il cotico “affamato” di Azoto è più suscettibile all’infezione da Sclerotinia homoeocarpa perché vi è una maggiore quantità di fogliame senescente rispetto al manto erboso mantenuto sotto una corretta fertilizzazione azotata. Infatti le foglie più vecchie forniscono una buona fonte di cibo per il fungo e possono agire come fonte di diffusione del patogeno in tessuti vegetali sani.

Le pratiche culturali dei tappeti erbosi possono essere utilizzate per promuovere un ambiente in cui l’infezione da Sclerotinia homoeocarpa sia limitata. Monitorare la fertilità è un primo passo importante per controllare la malattia. Come già descritto, i prati mantenuti a bassa fertilità azotata sono più suscettibili alle infezioni da Dollar spot e sono lenti a riprendersi dalle lesioni fogliari. Quindi applicazioni di Azoto corrette e frequenti sono raccomandate per la gestione della malattia e il mantenimento della crescita del tappeto erboso durante i periodi vegetativi.

Il mantenimento dell’umidità del terreno in prossimità della capacità del campo limiterà la gravità della malattia e quando è richiesta l’irrigazione, è necessario fornire acqua a sufficienza per ottenere una penetrazione profonda della medesima nel suolo. L’irrigazione nel tardo pomeriggio o la sera dovrebbe essere evitata in quanto prolunga i periodi di permanenza di umidità sulle foglie. Il feltro deve essere senz’altro rimosso se il suo spessore supera 1,25 cm.

Il feltro può essere rimosso con l’arieggiatura e il topdressing con sabbia o terreno sabbioso. Inoltre il controllo del feltro può migliorare il drenaggio, ridurre la siccità e lo stress da sbilanciamento degli elementi nutritivi e rimuovere le fonti di inoculo della Sclerotinia. Il terreno compattato affatica le piante e rallenta la crescita del tappeto erboso e il recupero dalla malattia; si raccomandano quindi chiodature e carotature.

Altezze di taglio eccessivamente basse disturbano il prato e favoriscono l’insediamento del Dollar spot. In caso di ombra eccessiva e di mancata circolazione d’aria, si raccomanda, se possibile, di potare alberi e arbusti adiacenti per favorire un buon movimento dell’aria stessa e accelerare l’asciugatura delle foglie. La rimozione della rugiada mattutina mediante irrigazione leggera (syringing) o passaggio di una scopa/canna per far cadere a terra le goccioline (poling) aiuterà a dissipare i fluidi di guttazione fogliare, che sono ricchi di sostanze nutritive e forniscono alla Sclerotinia homoeocarpa con un substrato ed alimento di crescita pressoché perfetto per il patogeno. È stata osservata anche una riduzione dell’incidenza del Dollar spot a seguito di leggere rullature.

Numerosi fungicidi sono etichettati per il controllo del Dollar spot. Il Piano d’Azione Nazionale ha ridotto di molto il numero di prodotti registrati per tappeti erbosi, che continuano ad essere rappresentati da fungicidi a base di Propiconazolo e Tebuconazolo. Per limitare la possibilità di resistenza al fitofarmaco, è buona norma alternare l’uso di fungicidi di diverse classi chimiche.

Ampia ricerca è stata condotta nel controllo biologico del fungo. Streptomyces lydicus, Bacillus subtilis, Pseudomonas aureofaciens, Bacillus amyloliquefaciens, Bacillus licheniformis, Clonostachys rosea e l’estratto vegetale di Reynoutria sachilanensis sono prodotti a controllo biologico attualmente già testati per il controllo del Dollar spot. La soppressione della malattia è stata raggiunta con questi prodotti su tappeti erbosi che mostravano infestazioni di Sclerotinia da leggera a moderata.

Ci sono specie da tappeto erboso più resistenti e cultivar selezionate per la tolleranza alla patologia. Tra le microterme, il Lolium perenne e la Festuca arundinacea sono meno suscettibili a Sclerotinia homoeocarpa di altre specie comunemente usate. Agrostis palustris, Agrostis tenuis, Poa annua (anche se è un’infestante) sono molto suscettibili agli attacchi del fungo. Tra le macroterme, il Dollar spot è particolarmente severo su Cynodon dactylon e su Paspalum vaginatum. La ricerca ha ampiamente selezionato varietà migliorate al fine di fornire una protezione endogena già da parte della pianta agli attacchi della Sclerotinia. La pratica dell’endofizzazione (simbiosi naturale con un fungo) aiuta le specie da tappeto erboso a difendersi dal Dollar spot.

ALWAYS: BIOSTIMOLANTE O FERTILIZZANTE LIQUIDO?

23 Mag 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su ALWAYS: BIOSTIMOLANTE O FERTILIZZANTE LIQUIDO?

Always della linea Master Green di Bottos è un prodotto contenente forti quantitativi di specifico idrolizzato proteico interamente ed unicamente di origine vegetale con forte azione di accelerazione del metabolismo basale delle piante ed apporto di sostanza organica. Al fine di ricadere nella categoria dei prodotti ad IVA agevolata (4%) viene classificato come borlanda agroalimentare fluida di frutta e cereali con microelementi.

Si tratta di una soluzione limpida a reazione acida (con conseguente migliore facilità di assimilazione e maggior durata) che non contiene metalli pesanti. L’estrazione della sostanza organica presente è del tutto naturale e viene fatta con lieviti. Contiene al suo interno degli acidi umici e fulvici come risultato della digestione del saccarosio (uno dei componenti principali di estrazione è la canna da zucchero). La frazione organica contenuta possiede un’elevatissima capacità complessante, vale a dire di protezione degli elementi nutritivi contenuti e/o delle molecole abbinate.

Always potenzia l’azione delle miscele di fertilizzanti, migliora la struttura dei suoli, purifica in qualità di desalinizzante su terreni saturati l’eccesso di sali, veicola gli elementi nutritivi e stabilizza la sostanza organica. Regola il pH dell’acqua (azione acidificante durante i trattamenti; pH 4,5 +/- 0,5) ed ha un’azione antistress sulle colture.

Stimola la fotosintesi, la respirazione e la traslocazione degli elementi nutritivi. Esercita un effetto ammendante sui suoli grazie alla presenza di sostanza organica.

Ci troviamo quindi di fronte ad un elemento che può essere utilizzato sotto una duplice funzione: come biostimolante (con dosi molto basse ed effetti d’azione indiretta sui vegetali) e/o come fertilizzante, a dosi più alte, con specifico significato nutrizionale nei confronti della pianta e del substrato di coltura.

ALWAYS-5-KGL’utilizzo diAlways come biostimolante comporta un impiego con assorbimento fogliare a dosi medie comprese tra 20-50 g/100 m2 (2-5 kg/ha). Si consigliano almeno 5-6 applicazioni/anno sotto questa forma per permettere al prodotto di svolgere in pieno la sua funzione di stimolazione dei processi naturali, potenziando l’efficienza d’assorbimento e d’assimilazione dei nutrienti, aumentando la tolleranza agli stress abiotici e migliorando la qualità del prato. Può essere quindi miscelato e distribuito in concomitanza di altri trattamenti liquidi (diserbi, cure per la difesa, ecc.), accelerando il metabolismo basale delle piante, “pulendo” i vegetali da residui indesiderati e risvegliando le attività vegetative. Essendo utilizzato in questo caso per via fogliare, la quantità d’acqua da distribuire deve essere contenuta per evitare il dilavamento eccessivo delle foglie. Il valore medio di acqua necessaria per un intervento fogliare può essere considerato pari a 4-5 lt/100 m2. La manualità di questo tipo di operazione può diventare complicata (distribuire 4-5 lt di acqua/100 m2 di superficie è oggettivamente difficile). Si esegue quindi un’operazione di “correzione” e per facilitare e rendere snella, immediata e facile la distribuzione, si può affermare che la diluizione corretta per una distribuzione liquida biostimolante ad assorbimento fogliare, richiede 10 lt d’acqua/100 m2.

Sempre considerando la funzione di biostimolazione, ma questa volta rivolta al terreno e alla microflora presente, le quantità da distribuire cambiano radicalmente fino a diventare anche superiori di 5 volte per arrivare ad una dose media di circa 200-250 g/100 m2 (20-25 kg/ha). In questo caso, il biostimolante deve essere incorporato al substrato di coltura e quindi la quantità di acqua deve essere più alta. Si arriva quindi in fase di fertirrigazione a considerare volumi di acqua necessari pari a circa 20 lt/100 m2.

In ambito nutrizionale, utilizzandoAlways come fertilizzante per l’apporto di Azoto organico, di Potassio, di Ferro e di altri microelementi (Mn e Zn), le dosi sia per assorbimento fogliare e sia per assorbimento radicale, variano e diventano più alte.

Come fertilizzazione fogliare (azione di spoon feeding e/o di correzione di apporti nutritivi) si possono distribuire circa 200-250 g/100 m2 (20-25 kg/ha) di Always.

Nella necessità di intervenire con apporto di sostanza organica nel terreno, il prodotto Always va utilizzato a dosi medie comprese tra 400 e 1.200 g/100 m2 (40-120 kg/ha).

L’utilizzo dell’acqua (diluizione e quantità) rimane esattamente il medesimo di quanto sopra esposto.

Always è compatibile con la maggior parte dei comuni concimi, erbicidi, fungicidi, insetticidi. Si consiglia comunque sempre una prova preliminare di compatibilità prima di riempire la botte per i trattamenti.

Molto interessante è anche il suo impiego come correttore dell’acqua d’irrigazione: utilizzando l’1% di Always su una soluzione di acqua di 100 lt, si riesce ad ottenere una riduzione del pH da 8,1 addirittura a 5,5!

Per ritornare alla domanda iniziale posta nel titolo dell’articolo, possiamo quindi definire Always come un prodotto a duplice funzione, sia biostimolante e sia fertilizzante a seconda delle necessità e delle modalità d’impiego.

La massima elasticità d’uso al minor costo possibile!

I BIOSTIMOLANTI: CHE COSA SONO E COME AGISCONO?

17 Mag 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su I BIOSTIMOLANTI: CHE COSA SONO E COME AGISCONO?

I biostimolanti sono dei materiali diversi dai fertilizzanti classici con scopo nutrizionale, che promuovono la crescita delle piante applicati a basse dosi.

Numerose ricerche hanno ormai evidenziato una vastissima gamma di effetti positivi dovuti all’utilizzo dei biostimolanti: si va dall’aumento della fertilità del terreno alla maggiore resistenza delle piante agli stress, passando attraverso il miglioramento ed efficacia nell’assorbimento e assimilazione dei nutrienti.

Il termine di “biostimolante” compare per la prima volta nella storia nel 1997 quando due studiosi della Virginia Polytechnic Institute and State University, Zhang e Schmidt; proposero appunto il termine biostimolante per indicare “delle sostanze che applicate in piccole quantità promuovevano la crescita delle piante”. I biostimolanti a cui si faceva riferimento erano acidi umici ed estratti di alghe di cui si evidenziava un’azione ormonale.
Nel 2010 anche in Italia, con il Decreto Legge 75/2010 e successiva modifica del 10 luglio 2013, venne considerata la categoria dei biostimolanti e venne creata la sezione “Prodotti ad azione specifica sulla pianta – Biostimolanti”, definendo gli elementi appartenenti come prodotti che apportano ad un altro fertilizzante o al suolo o alla pianta, sostanze che favoriscono o regolano l’assorbimento degli elementi nutritivi o correggono determinate anomalie di tipo fisiologico.

L’Europa risultò da subito molto attenta a questa nuova categoria di materiali con l’Italia in prima fila e nel Giugno 2011 nacque un’associazione denominata “EBIC” (European Biostimulant Industry Council) con l’obiettivo di proporre una precisa definizione di “biostimolante”, attraverso una sua classificazione, con metodi analitici, e con la precisa volontà di istituire a tutti gli effetti anche a livello legislativo europeo questa nuova tipologia di prodotti.

Nel 2012 venne quindi messa a punto una prima definizione e classificazione europea: i biostimolanti sono sostanze e materiali, con l’eccezione di nutrienti e pesticidi, che quando applicati alla pianta, semi o substrato di crescita in formulazioni specifiche, hanno la capacità di modificare i processi fisiologici delle piante migliorando la crescita, lo sviluppo e/o la risposta agli stress.

Nacque quindi una classificazione europea nelle seguenti categorie:

  • Sostanze umiche
  • Materiali organici complessi
  • Elementi chimici benefici
  • Sali inorganici inclusi i fosfiti
  • Estratti di alghe
  • Chitina e derivati del chitosano
  • Antitraspiranti
  • Aminoacidi e altri composti azotati

Dopo ulteriori confronti, si arrivò finalmente all’ultima definizione di biostimolante elaborata da EBIC 2013 che dice: “I biostimolanti sono sostanze e/o microrganismi che applicati alla pianta o alla rizosfera stimolano i processi naturali che migliorano l’efficienza d’assorbimento e d’assimilazione dei nutrienti, la tolleranza a stress abiotici e la qualità del prodotto. I biostimolanti non hanno effetti diretti su parassiti e patogeni e quindi non rientrano nella categoria dei pesticidi”.

Ma alla fine quali sono le principali sostanze biostimolanti?

Tra le prime e le più conosciute, ci sono senz’altro gli estratti di alga. Esse sono già state utilizzate da numerosi anni in agricoltura come ammendanti per migliorare la fertilità del suolo. Gli estratti sono ottenuti partendo da alghe verdi, rosse o brune, soprattutto del tipo Ascophyllum nodosum, Ecklonia maxima, Laminaria digitata e Fucus spp.
Il tipo di alga utilizzato, il periodo di raccolta e il processo di estrazione influenzano notevolmente le caratteristiche chimiche dell’estratto e quindi le sue proprietà biostimolanti. È stato dimostrato che gli estratti di alga agiscono come biostimolanti migliorando la velocità di germinazione, la crescita, l’allegagione, la produzione in genere, la qualità del prodotto e la resistenza agli stress ambientali. Inoltre, gli estratti di alga incrementano l’assorbimento dei macro e micronutrienti. Gli effetti biostimolanti sono da ricondurre soprattutto alla presenza di fitormoni, polisaccaridi, polifenoli e altre molecole organiche. I fitormoni individuati negli estratti di alga che stimolano la crescita delle piante sono auxine, citochinine, acido abscissico, gibberelline, ecc.

Dopo le alghe ci sono le sostanze umiche. Si tratta di macromolecole organiche complesse che provengono dalla decomposizione della sostanza organica e dall’attività metabolica dei microrganismi. Sono sostanze molto eterogenee, classificate sulla base del peso molecolare e della solubilità (gli acidi umici sono solubili in acqua a pH alcalino, gli acidi fulvici sono solubili in acqua a tutti i pH). Le sostanze umiche utilizzate per produrre biostimolanti provengono soprattutto da giacimenti di humus fossile (tipo Leonardite) o da compost. Le sostanze umiche esplicano un’azione di stimolo della crescita delle piante per via diretta e indiretta. Esercitano un effetto diretto sulla pianta stimolando la rizogenesi. Inoltre, è stato riscontrato un effetto positivo sull’assorbimento dell’azoto nitrico e sull’attività degli enzimi coinvolti nell’assimilazione dell’azoto nitrico. Le sostanze umiche influenzano positivamente anche il metabolismo secondario, favorendo l’accumulo di antiossidanti e l’attività degli enzimi di difesa dallo stress ossidativo causato da radicali liberi che si generano a seguito di stress ambientali. L’azione indiretta delle sostanze umiche si esplica nel suolo attraverso un miglioramento della fertilità. Infatti cementano le particelle inorganiche degli aggregati, che risultano più stabili, aumentano la capacità di scambio cationico (CSC) ed esercitano un effetto tampone sul pH, incrementando la biodisponibilità degli elementi nutritivi e riducendo le perdite per lisciviazione. Gli effetti positivi degli acidi umici sul terreno e sul metabolismo cellulare determinano una maggior tolleranza delle piante agli stress abiotici (es. salinità) e biotici (es. attacchi di malattie fungine).

Un’altra categoria di sostanze biostimolanti è costituita dagli idrolizzati proteici. Essi sono delle sostanze contenenti una miscela di aminoacidi e peptidi solubili, generalmente ottenuti per idrolisi chimica o enzimatica, o mista da proteine di origine animale o vegetale. Le fonti proteiche sono rappresentate da residui della lavorazione del cuoio (es. collagene), da residui dell’industria ittica o da biomasse vegetali. Attualmente, il mercato europeo degli idrolizzati proteici è rappresentato soprattutto da prodotti di origine animale ottenuti prevalentemente per idrolisi chimica del collagene ad alte temperature in ambiente fortemente acido o alcalino, mentre gli idrolizzati di origine vegetale, ottenuti mediante l’impiego di specifici enzimi e basse temperature, sono ancora poco diffusi.
Gli idrolizzati proteici presentano naturalmente caratteristiche chimiche diverse a seconda dell’origine della materia prima e del processo di produzione. Gli idrolizzati proteici vegetali ottenuti per via enzimatica (materiali di alta qualità) si caratterizzano per la presenza di triptofano, che rappresenta un importante precursore nella biosintesi dell’auxina nelle piante. Gli idrolizzati proteici presentano proprietà biostimolanti, migliorando l’assorbimento e l’assimilazione dei nutrienti (es. azoto nitrico e ferro), la tolleranza a stress ambientali (salinità, siccità, temperature estreme) e la qualità del prodotto. È stato anche evidenziato che gli idrolizzati proteici possono stimolare le risposte di difesa della pianta agli stress. Gli idrolizzati proteici possono esercitare anche un’azione auxino-simile per la presenza di specifici peptidi che fungono da molecole-segnale e attivano i geni della biosintesi delle auxine nella pianta. Gli idrolizzati proteici possono anche influenzare la crescita delle piante per via indiretta stimolando la microflora tellurica.

FLY. RADICI SANE, PIANTE ROBUSTE E AZIONE NATURALE DI ANTAGONISMO VERSO LE LARVE DANNOSE DEL PRATO

14 Mag 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su FLY. RADICI SANE, PIANTE ROBUSTE E AZIONE NATURALE DI ANTAGONISMO VERSO LE LARVE DANNOSE DEL PRATO

Come già espresso in altre sedi ed in altri articoli, il Piano d’Azione Nazionale e i vari Regolamenti/Direttive europei hanno imposto ormai da diversi anni una nuova impronta e una nuova filosofia nell’approccio della manutenzione dei tappeti erbosi. Si è così sviluppato il concetto di “naturale” come tutta una serie di operazioni e di prodotti totalmente atossici, non ottenuti da laboratori o da trasformazioni industriali, che tentano di sviluppare un controllo interno da parte delle piante nei confronti delle principali difficoltà biotiche (patogeni e larve d’insetti dannosi in particolare) e degli stress abiotici.

FLY, classificato come prodotto ad azione specifica – inoculo di funghi micorrizici su ammendante semplice vegetale non compostato, è un rimedio efficace (in forma indiretta) contro diversi attacchi d’insetti che agiscono sia a livello radicale e sia fogliare. Trova applicazione nei terricciati, nei substrati di coltura, nel terreno e nel fuori suolo. Favorisce lo sviluppo di microflora utile tra cui funghi come Metarhizium anisopliae, Beauveria bassiana, ecc., che prediligono sostanze proteiche e chitiniche, sviluppandosi su di esse e producendo spore in concentrazioni elevate, superiori anche a 109 u.f.c/g; tali spore, in condizioni favorevoli, rigerminano, producendo micelio che si sviluppa a spese delle larve e degli insetti dannosi. I microrganismi appena citati non nuocciono in alcun modo api e insetti pronubi.

insettoGli insetti maggiormente colpiti appartengono agli ordini dei Coleotteri (cfr. Otiorhinchus spp.), Elateridi, Nottuidi, ecc.

Essendo in forma liquida, il prodotto può essere distribuito al piede delle piante (e interrato) o su tutta la chioma. FLY favorisce anche lo sviluppo di batteri PGPR, utili per la rizosfera che permettono di conferire maggiore resistenza da parte del tappeto erboso agli stress grazie allo sviluppo dell’apparato radicale.

Le migliori condizioni per l’applicazione del prodotto considerano temperature ed umidità medie; FLY è comunque utilizzabile con temperature comprese tra 10 e 35°C. E’ sconsigliata la miscelazione con prodotti a pH elevato (tipo carbonati di Potassio). Per la sua distribuzione, si consiglia di diluire la quantità di prodotto necessaria in poca acqua e poi portare a volume e miscelare la soluzione ottenuta per alcuni minuti.

Il prodotto è stabile e può essere conservato per due anni se mantenuto ben chiuso e protetto; non necessita di stoccaggio in frigorifero.

Non ci sono problemi di temperatura o fotolabilità durante l’erogazione del prodotto; si può quindi trattare in qualsiasi ora della giornata. Ai dosaggi più bassi, si consigliano 2-3 ripetizioni a distanza di circa 7-15 giorni, a seconda delle colture interessate.

FLY1 KGLe dosi per l’impiego su tappeti erbosi sono di 25-30 g/100 m2, pari a 25-30 g/10 litri d’acqua (applicazione radicale). Per tutte le altre colture si consigliano 2-3 kg/ha (applicazioni fogliari e radicali).

E’ possibile anche effettuare trattamenti radicali localizzati attraverso il palo iniettore.

La frequenza e l’epoca dei trattamenti sono da rapportare alle condizioni climatiche, alla gravità e alla persistenza delle condizioni che predispongono le piante a stress e a potenziali successive infezioni fungine.

Avendo citato per lo più il terreno come elemento recettivo dei microrganismi utili contenuti in FLY, ciò significa che la distribuzione del prodotto deve essere effettuata con un adeguato quantitativo d’acqua (circa 10 lt/100 m2) al fine di assicurare la penetrazione del formulato nel substrato di coltura e renderlo attivo con sviluppo delle sue funzioni. Nel caso non si potesse operare con tali diluizioni, è sufficiente accendere l’impianto d’irrigazione per circa 5 minuti per permettere la penetrazione di FLY nel suolo.

FLY è un formulato liquido già pronto all’uso che non necessita di attivazione. La sua formula permette un’efficacia immediata non appena arriva a contatto con l’acqua. Per questo motivo si consiglia di non aggiungere acqua all’interno della confezione originale al fine di non limitare la conservabilità nel corso degli anni del prodotto.

FLY non è tossico. Tuttavia, per la sua elevata concentrazione, è meglio evitare il contatto con gli occhi e la bocca. Trattandosi di prodotto naturale è importante il rispetto del dosaggio minimo d’impiego per una sicurezza d’efficacia; eventuali incrementi nelle dosi non provocano alcun effetto dannoso alle colture.

ROYAL SEA, Il miglior compromesso tra qualità e robustezza

9 Mag 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su ROYAL SEA, Il miglior compromesso tra qualità e robustezza

Sacco-MasterGreenLa primavera è definitivamente esplosa e con essa sono partite le gite, le scampagnate, le partite a pallone ospitate dai tappeti erbosi: Royal Sea è la risposta alla nostra costante ricerca di un tappeto erboso robusto, verde in tutte le stagioni, capace di sopportare un forte carico d’uso e di manutenzione ridotta ai minimi termini.

Royal Sea unisce e potenzia le caratteristiche di rusticità della Festuca arundinacea con la grande sopportazione del caldo e della siccità della gramigna (Cynodon dactylon) e con la velocità di germinazione e colonizzazione dell’area del Lolium perenne.

Le varietà specificatamente contenute nella miscela sono selezionate per rendere estremamente facile l’impianto e per fondersi una con l’altra in maniera perfetta, rendendo la miscela uniforme, sempre densa, fitta e robusta.

Particolarmente resistente nei confronti delle principali patologie fungine, Royal Sea unisce anche una tra le più alte tolleranze agli stress idrici (mancanza d’acqua sia nei periodi estivi e sia nei periodi invernali) e agli estremi termici (forti escursioni con sbalzi notevoli tra caldo e freddo).

Ideale anche per le zone costiere per la sua forte sopportazione di alti livelli di salinità.

Campeggi, parchi pubblici, giardini privati sono il naturale sbocco di Royal Sea.

Per il suo impianto non occorre discostarsi dalle normali pratiche di routine con miscele tipo Royal Blue e/o Royal Park. La dose di semina rimane racchiusa sempre nei canonici 40-50 g/m2, così come a livello nutrizionale, un buon contributo di Fosforo a granulometria controllata, è cosa gradita per la riuscita dell’impianto.

Royal-Sea-kg-1Detto miscuglio è caratterizzato dalla consociazione permanente micro/macroterme, di tonalità verde scuro a tessitura medio-grossolana. Come già descritto, oltre ad essere adatto per zone costiere e litoranee in area mediterranea, risulta di valido impiego anche per le aree padane. Non gradisce condizioni di ombra eccessiva, nel qual caso non avviene lo sviluppo della gramigna. La miscela è contraddistinta dall’impiego di cultivar di Cynodon dactylon di ultimissima generazione, selezionate per la costruzione di tappeti erbosi di pregio in aree calde a scarso regime irriguo e con la massima resistenza al calpestio.

Predilige i terreni sciolti con pH neutri o sub-alcalini, ma riesce a svilupparsi bene anche in substrati tenaci e compatti.

Il suo periodo di semina ideale è compreso tra la metà/fine primavera (dalla metà del mese di Aprile) e Agosto con dosi di semina comprese tra 40 e 50 g/m2.

In fase d’impianto, le operazioni di semina e di prima manutenzione sono identiche a quelle di un normale miscuglio di microterme (tipo Royal Blue, ad esempio). Durante l’estate, se si vuole stimolare maggiormente lo sviluppo del Cynodon dactylon, la distribuzione di concimi azotati, anche di semplice costituzione, è una buona pratica manutentiva.

La rigenerazione può avvenire con Royal Park (spinta della miscela verso la massima colonizzazione da parte della Festuca arundinacea) o con Royal Sea (sviluppo del Cynodon dactylon).

Quale è il concime più adatto al mese di maggio?

2 Mag 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su Quale è il concime più adatto al mese di maggio?

Dopo aver aperto le danze della stagione vegetativa dei tappeti erbosi con il concime Sprint N e aver rifornito il prato delle prime necessarie forme di sostentamento, arriva il momento centrale della manutenzione del giardino. E con il termine centrale non si vuole intendere semplicemente il periodo di mezzo delle stagioni (Aprile/Maggio e Ottobre per il manto erboso), ma proprio l’aspetto di centralità come sinonimo di elemento di primaria importanza per la manutenzione.

Questa fase che spesso viene dimenticata perché considerata la più semplice nella gestione, è invece probabilmente la più importante. E ciò proprio perché viene quasi sempre sottovalutata. Ma quando un tappeto erboso può costituire le sue scorte per affrontare i periodi di crisi se non durante i momenti favorevoli di crescita vegetativa?

Quando un prato può creare uno sviluppo equilibrato tra la parte aerea e la parte radicale se non negli attimi più favorevoli alla costituzione di nuovi tessuti?

Quando un manto erboso può eliminare elementi scorie, affrontare e preparare difese contro patologie, chiudere gli spazi per non lasciare posto alle essenze infestanti, se non quando tutte le sue attività fisiologiche sono al massimo e rispondono in maniera pronta ed immediata agli stimoli?

Per fare tutto questo il prato deve stare bene. Soprattutto dal punto di vista nutrizionale. SuperTurf 24.6.9.

Questo è il concime professionale per permettere lo svolgimento di tutti i processi sopra descritti.L’elevatissima percentuale di tecnologia Polyon contenuta (addirittura 88% di Azoto ricoperto!) rende SuperTurf capace di regalare uno sviluppo armonico, equilibrato e forte del prato per almeno 60 giorni, arrivando a punte di rilascio finanche a 90 giorni.

polyIl rilascio degli elementi nutritivi è graduale, evitando qualsiasi crescita d’urto e/o picco vegetativo eccessivo (risparmio nella gestione e nel numero dei tagli). Si elimina ogni rischio e pericolo di bruciature e ustioni fogliari (i concimi continuano ad essere dei sali e in quanto tali con potere riscaldante in fase di scioglimento).

La presenza ricercata di una precisa quantità di Anidride fosforica solubile in acqua contribuisce in maniera fattiva al controllo di una delle principali patologie dell’erba durante il periodo estivo, vale a dire la Rhizoctonia spp. (solani principalmente). Prima dell’arrivo dei freddi invernali, invece, l’apporto di questa parte nutrizionale collabora nell’approfondimento radicale per superare i rigori ed accumulare ancora maggiori sostanze di riserva.

Il buon apporto di Potassio lavora principalmente sull’equilibrio e sullo sviluppo degli apparati radicali, per approfondirli, certamente, ma soprattutto per renderli più fascicolati e con un numero elevatissimo di radici secondarie con la massimizzazione della quantità dei peli radicali destinati all’assimilazione delle sostanze nutritive. Naturalmente l’apporto del Potassio avviene tutto con forme combinate con lo Zolfo per riunire anche le qualità fungistatiche ed acidificanti di tale elemento.

L’effetto colore nella fase iniziale (elemento gradito a tutti) viene fornito dalla presenza di Azoto nitrico ed ammoniacale d’immediata solubilità ed impiego.

Con il concime SuperTurf 24.6.9 si è lavorato moltissimo sulla fase granulometrica e sull’eliminazione delle polveri. A prescindere da un aspetto di pulizia durante la distribuzione (caratteristica che fa piacere a tutti), tale peculiarità è stata fortemente osservata al fine di permettere una distribuzione facile, omogenea e regolare del fertilizzante, sia per l’operatore professionista e sia per il manutentore alle prime armi.

SuperTurf è un bellissimo strumento in mano ai giardinieri perché si tratta di un elemento dall’uso assai modulabile e il più svariato possibile: SuperTurf può essere usato come concime di base per l’arrivo dei periodi di stress, nei quali poi utilizzare gli idonei ed appositi elementi, tipo Summer K, oppure può essere quel fattore di recupero prolungato nel tempo per la ripresa di danni biotici e/o abiotici o ancora può essere la possibilità di riduzione dei costi di gestione del prato poiché “regala” crescite modulari e basse del medesimo (bassi costi di rasatura), mantiene sotto controllo le patologie (rilascio sempre appropriato degli elementi nutritivi e quindi controllo indiretto delle malattie da parte dei vegetali stessi) e aiuta nella gestione idrica e nel consumo dell’acqua (interviene nella gestione del tasso di evapotraspirazione delle piante).supetruf

SuperTurf 24.6.9 è un ulteriore facile strumento Bottos per gli amanti del prato.

Perché il prato non è più un problema.

Il prato è da ora in poi un piacere!

IL DECRETO SULL’IMPIEGO DEGLI AGROFARMACI SARA’ IN VIGORE DAL 1 MAGGIO 2018

21 Apr 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su IL DECRETO SULL’IMPIEGO DEGLI AGROFARMACI SARA’ IN VIGORE DAL 1 MAGGIO 2018

Con l’entrata in vigore dal 1 Maggio 2018 del decreto n° 33 del 22 Gennaio 2018,inerente il Regolamento sulle misure e sui requisiti dei prodotti fitosanitari per un uso sicuro da parte degli utilizzatori NON PROFESSIONALI (hobbisti), ci permettiamo di evidenziare le parti a nostro avviso più significative, con alcune brevi note esplicative da noi aggiunte in GRASSETTO.

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LEGGI ED ALTRI ATTI NORMATIVI

MINISTERO DELLA SALUTE
DECRETO 22 gennaio 2018 , n. 33

Regolamento sulle misure e sui requisiti dei prodotti fitosanitari per un uso sicuro da parte degli utilizzatori non professionali.

Visto, in particolare, l’articolo 31, comma 4, del suddetto regolamento che conferisce agli Stati membri la facoltà di includere nell’autorizzazione dei prodotti fitosanitari alcuni requisiti relativi all’immissione in commercio e all’impiego, tra i quali l’indicazione della categoria degli utilizzatori, ad esempio “professionali” e “non professionali”
I vari Ministeri, quindi, differenziano gli utilizzatori in base al loro grado di preparazione e modalità d’uso dei prodotti fitosanitari.

Visto, in particolare, l’articolo 10, comma 4, del decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150, che affida al Ministero della salute, d’intesa col Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e col Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il compito di adottare “specifiche disposizioni per l’individuazione dei prodotti fitosanitari destinati ad utilizzatori non professionali”, nonché. il
comma 5 a tenore del quale, decorsi due anni dall’adozione delle disposizioni interministeriali in tema è “vietata la vendita agli utilizzatori non professionali di prodotti fitosanitari che non recano in etichetta la specifica dicitura prodotto fitosanitario destinato agli utilizzatori non professionali”.

Esiste quindi un periodo transitorio di durata massima di 24 mesi (salvo eccezioni), durante il quale occorrerà adeguarsi alle indicazioni del Decreto.

Visto, altresì, il combinato disposto dell’articolo 9, commi 1 e 2, e dell’articolo 10, comma 5, del citato decreto legislativo n. 150 del 2012 da cui risulta l’obbligo della “abilitazione all’acquisto e all’utilizzo” per gli utilizzatori professionali che acquistano prodotti fitosanitari e coadiuvanti ai fini dell’impiego diretto e per chiunque acquisti e utilizzi prodotti fitosanitari che non recano in etichetta la dicitura “prodotto fitosanitario destinato agli utilizzatori non professionali” e coadiuvanti, con decorrenza dal 26 novembre 2015.
Si rimarca la differenza tra utilizzatore professionale e non e tra prodotto professionale e non.

Visto, in particolare, il capoverso A.1.2, paragrafo 2, del citato Piano di azione nazionale, che esonera i rivenditori di prodotti destinati ad utilizzatori non professionali dall’obbligo dell’abilitazione alla vendita di cui all’articolo 8 del decreto legislativo n. 150/2012.
Chi vende prodotti “non professionali” non necessità di autorizzazione alla vendita.

Ritenuto, pertanto, di prevedere norme transitorie al fine di assicurare, in detto periodo di tempo, la disponibilità di prodotti immessi sul mercato per il trattamento delle piante coltivate a livello non professionale, fermo restando l’obiettivo di tutela della salute umana e di salvaguardia dell’ambiente.
Presenza di norme transitorie per la vendita e l’acquisto di prodotti non professionali.

1. Il presente decreto definisce le misure ed i requisiti dei prodotti fitosanitari allo scopo di evitare operazioni di manipolazione pericolose e garantire un utilizzo sicuro da parte degli utilizzatori non professionali. I requisiti riguardano la classificazione di pericolo del prodotto e dei suoi componenti, la formulazione, il confezionamento e l’imballaggio, specifiche avvertenze e precauzioni d’uso da inserire nell’imballaggio, in etichetta o nel foglio illustrativo che accompagna il prodotto. Le misure volte garantire un utilizzo sicuro dei prodotti prendono in considerazione le valutazioni del rischio per quanto concerne l’esposizione dell’uomo, dell’ambiente e degli organismi non bersaglio.
2. Il presente decreto definisce, altresì, i requisiti per il commercio e la vendita dei prodotti fitosanitari destinati agli utilizzatori non professionali.

Oggetti e scopi del Decreto.

1. Ai fini del presente decreto si intende per: utilizzatore non professionale: la persona che utilizza i prodotti fitosanitari nel corso di un’attività non professionale per il trattamento di piante, sia ornamentali che edibili, non destinate alla commercializzazione come pianta intera o parti di essa; prodotto fitosanitario destinato agli utilizzatori non professionali: il prodotto, autorizzato a norma del regolamento
(CE) 1107/2009 ed in conformità ai requisiti specifici di cui al presente decreto, che può essere acquistato ed utilizzato anche da persona priva della abilitazione di cui all’articolo 9 del decreto legislativo n. 150/2012.
2. I prodotti fitosanitari destinati agli utilizzatori non professionali, di seguito indicati come PFnP, sono distinti in:
PFnPO: prodotti da utilizzare esclusivamente per la difesa fitosanitaria di piante ornamentali in appartamento, balcone e giardino domestico e per il diserbo di specifiche aree all’interno del giardino domestico compresi viali, camminamenti e aree pavimentate;
PFnPE: prodotti per la difesa fitosanitaria di piante edibili, destinate al consumo alimentare come pianta intera o in parti di essa compresi i frutti, e per il diserbo di specifiche aree all’interno della superficie coltivata. I PFnPE possono essere destinati anche al trattamento di piante ornamentali in appartamento, balcone e giardino domestico e al diserbo di specifiche aree all’interno del giardino domestico compresi viali, camminamenti e aree pavimentate; detti ulteriori impieghi sono indicati in etichetta.

Definizione di UTILIZZATORE NON PROFESSIONALE

2. I prodotti fitosanitari destinati agli utilizzatori non professionali recano in etichetta la dicitura “Prodotto fitosanitario destinato agli utilizzatori non professionali”.
3. Ai fini di una immediata collocazione nella sottocategoria di appartenenza, PFnPE o PFnPO, e in ragione dei diversi requisiti richiesti, la sigla PFnPE oppure PFnPO è inserita in etichetta dopo la denominazione commerciale. I prodotti autorizzati per l’impiego sia su piante edibili che su piante ornamentali ricadono nella categoria PFnPE.

Misure e requisiti specifici.

2. Il rivenditore di prodotti fitosanitari destinati agli utilizzatori non professionali, sia PFnPE che PFnPO, nel locale adibito alla vendita al dettaglio dei suddetti prodotti, è tenuto ad apporre apposita cartellonistica ai fini dell’informazione all’utilizzatore non professionale.
3. Detta cartellonistica contiene le informazioni generali che il rivenditore è tenuto a fornire all’atto della vendita, ai sensi del citato decreto legislativo n. 150 del 2012, articolo 10, comma 3, sui rischi per la salute umana e l’ambiente connessi all’uso dei prodotti fitosanitari, sui pericoli connessi all’esposizione ed in particolare sulle condizioni per uno stoccaggio, una manipolazione e un’applicazione corretti e lo smaltimento sicuro, nonché sulle alternative eventualmente disponibili.
4. Il rivenditore può fornire, altresì, all’acquirente indicazioni adeguate sulla taglia da acquistare più adatta alle sue esigenze in funzione del numero di piante da trattare o dell’estensione dell’area, in quantitativi non eccedenti il reale fabbisogno.
5. Nel caso in cui l’autorizzazione di un PFnPE o di un PFnPO sia stata oggetto di modifica, di revoca o altro provvedimento che abbia previsto la possibilità di impiego per un periodo limitato, il rivenditore é tenuto a fornire all’acquirente le informazioni pertinenti e, ove disposto, copia della nuova etichetta o foglio illustrativo.

Misure per il commercio e la vendita.

1. I prodotti fitosanitari che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, risultano autorizzati per il trattamento delle piante ornamentali e dei fiori da balcone, da appartamento e da giardino domestico sono provvisoriamente consentiti per l’uso non professionale, nella categoria dei PFnPO, per 24 mesi dalla suddetta data. L’etichetta è modificata con l’inserimento della dicitura
“Prodotto fitosanitario destinato agli utilizzatori non professionali con validità fino al (termine definito secondo il criterio sopra riportato)” e l’aggiunta dopo il nome commerciale della sigla PFnPO.
2. Se i prodotti di cui al precedente comma risultano autorizzati con data di scadenza antecedente il termine di 24 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, tale data è inserita in etichetta, nella prevista dicitura.
3. Il termine di cui al comma 1 si applica alla commercializzazione, alla vendita al dettaglio e all’impiego.
4. I prodotti di cui al presente articolo si intendono destinati esclusivamente agli utilizzatori non professionali come definiti all’articolo 2 del presente decreto, anche per quanto concerne la vendita e l’acquisto.

Misure transitorie concernenti i PFnPO.

1. I prodotti fitosanitari che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, risultano autorizzati in formulazione, confezionamento o taglia adeguati per l’utilizzo in ambito non professionale e che non ricadono nelle previsioni del decreto del Presidente della Repubblica n. 290/2001, articolo 25, comma 1, sono provvisoriamente consentiti per l’uso non professionale, nella categoria dei PFnPE:
a) per 6 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, se in formulazione da utilizzare dopo aggiunta di acqua e in confezione monodose o multidose contenente una quantità complessiva di formulato compresa tra 500 (cinquecento) e 1000 (mille) millilitri o grammi;
b) per 24 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, se pronti all’uso, oppure se in formulazione da utilizzare dopo aggiunta di acqua e in confezione monodose o multidose contenente una quantità complessiva di formulato non superiore a 500 (cinquecento) millilitri o grammi.
L’etichetta è modificata con l’inserimento della dicitura “Prodotto fitosanitario destinato agli utilizzatori non professionali con validità fino al (termine definito secondo i criteri indicati alla lettera a) o alla lettera b) del presente comma)” e l’aggiunta della sigla PFnPE dopo il nome commerciale.
2. Se i prodotti di cui al comma 1 risultano autorizzati con data di scadenza antecedente il termine previsto secondo i criteri di cui alle lettere a) o b) del suddetto comma, tale data è inserita in etichetta, nella prevista dicitura.
3. Il termine di cui al comma 1, lettere a) e b), si applica alla commercializzazione, alla vendita al dettaglio e all’impiego.
4. I prodotti di cui al presente articolo si intendono destinati esclusivamente agli utilizzatori non professionali come definiti all’articolo 2 del presente decreto, anche per quanto concerne la vendita e l’acquisto.

Misure transitorie concernenti i PFnPE.

Per i PFnPE la taglia massima autorizzabile non deve superare il quantitativo necessario per il trattamento di una superficie massima di:
500 m 2 per orto, frutteto;
5000 m 2 per vigneto, uliveto, cereali.
Per i PFnPO sono previste le seguenti limitazioni della taglia:
per i prodotti pronti all’uso sono ammesse taglie inferiori o uguali a 1000 ml – 200 g;
per i prodotti da utilizzare dopo aggiunta di acqua sono ammesse taglie che consentano la preparazione al massimo di 3 litri di soluzione;
per i prodotti confezionati in sacchetti idrosolubili o altro confezionamento monodose di prodotto da utilizzare dopo aggiunta di acqua, la quantità di prodotto per sacchetto/dose dovrà consentire la preparazione al massimo di 1 litro di soluzione; ciascuna confezione potrà contenere al massimo 15 sacchetti/dosi.

Taglie massime autorizzabili per i prodotti PFnPE

 


Trovi il nostro ultimo articolo su una gestione del prato più naturale attraverso l’utilizzo dei prodotti BOTTOS qui: http://www.bottos1848.com/?p=4788

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IL CONTROLLO INDIRETTO NATURALE DELLE PATOLOGIE.

17 Apr 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su IL CONTROLLO INDIRETTO NATURALE DELLE PATOLOGIE.

In un mondo che abbiamo il dovere di proteggere per salvaguardare il futuro delle nuove generazioni. In un mondo che pensa sempre più “verde”. In un mondo che ormai ha preso una direzione ben precisa per salvare se stesso e tutti gli eco-sistemi. In questo contesto, Bottos ha scelta una strada molto precisa e delineata.

Bottos ha scelto la via del progresso, dell’evoluzione e del rispetto per l’uomo e per il suo mondo. Questa via per Bottos è l’approccio naturale alla gestione dei tappeti erbosi. Si tratta di un sistema di cura e manutenzione dei prati con impiego di sostanze che permettono la limitazione degli elementi di sintesi. E’ un approccio di prevenzione con forme naturali per la gestione dei tappeti erbosi. Manifesta un’attenzione combinata verso le reali esigenze dei prati in simbiosi con quelle dei terreni.

Vuole essere un’idea di giardino a basso “consumo” di energia e risorse naturali. E perché Bottos fa tutto questo? Le risposte sono 3, molto semplici ed intuitive:

  • prati più sani naturalmente, con meno ricorso alla chimica
  • maggior rispetto e maggior tutela per i bambini, per gli animali e per chi frequenta il giardino
  • minor richiesta di nutrienti all’impianto e controllo della naturale biofertilità dei terreni

Sono stati quindi elaborati dei formulati contenenti esclusivamente sostanze naturali e in particolare inoculi micorrizici integrati, funghi utili antagonisti dei patogeni, funghi utili antagonisti degli insetti dannosi, batteri regolatori della crescita (PGPR), biostimolanti naturali e sostanze organiche “nobili” d’immediata assimilazione (acidi umici e acidi fulvici, alghe e aminoacidi in particolare).

Vediamo un po’ più da vicino questi elementi.Green grass

Le micorrize sono dei funghi che si trovano nel terreno. Sono in grado di entrare nelle piante (endomicorrize) per instaurare una stratta relazione con il proprio ospite. Nasce quindi una vera e propria simbiosi mutualistica dove traggono vantaggio sia la pianta e sia il fungo. Le specie prative inoculate con micorrize arbuscolari diventano così generalmente più sane; contengono più clorofilla e svolgono meglio la fotosintesi; possiedono un sistema radicale più lungo, denso e profondo rispetto alle piante non inoculate. Inoltre la micorrizazione migliora la struttura del terreno grazie all’azione di legame tra le ife e le particelle del suolo, migliorando i movimenti di aria e acqua. Le micorrize, inoltre, proteggono il terreno dal compattamento e migliorano la resistenza alla siccità estiva grazie all’esplorazione in profondità dell’apparato radicale.

In sostanza i prati con micorrize arbusculari sono più tolleranti agli attacchi dei principali patogeni (nematodi, batteri e virus).

I funghi utili antagonisti dei patogeni e delle larve d’insetti dannosi sono dei micoparassiti che hanno la capacità di attaccare altri funghi e nutrirsi dei loro componenti. Inoltre sono dei perfetti “occupatori” di spazi, non lasciando possibilità di sviluppo alle malattie. Sono ormai quasi cento anni che si conoscono le loro potenzialità come agenti di controllo biologico per limitare lo sviluppo dei funghi dannosi nelle colture agrarie.

I batteri definiti “regolatori della crescita” (PGPR) svolgono la propria azione grazie alla produzione di auxina e di altri enzimi che abbassano il processo d’invecchiamento delle piante e migliorano la tolleranza agli stress. Attraverso la secrezione di acidi organici e gluconati, che diminuiscono il pH della rizosfera, rendono disponibili Fosforo, Ferro, Manganese e Magnesio.

La categoria dei biostimolanti è diventata ormai attuale e ricca di proposte differenziate. Per questo non è sempre facile una lettura precisa e corretta delle proposte presenti sul mercato. Bottos ha deciso, per questo, di privilegiare la scelta di materie prime di comprovata efficacia, stabilità, conservazione e standardizzazione al fine di tutelare i propri clienti/collaboratori e di mandare un messaggio semplice e univoco.

La scelta quindi è caduta unicamente su prodotti di derivazione vegetale per eliminare qualsiasi rischio di contaminazioni pericolose (assenza totale di antibiotici, probiotici, metalli pesanti, ecc.). I processi di lavorazione vengono tutti effettuati a freddo per non perdere le caratteristiche biologiche di ogni costituente. Gli aminoacidi sono prettamente levogiri, di altissima qualità e di rapida assimilazione. La sostanza organica viene rifornita e mantenuta a corretti livelli attraverso l’impiego di acidi umici e acidi fulvici purissimi.

Sulla categoria generale dei biostimolanti che abbiamo appena elencato ci preme fornire alcuni piccoli spunti per cercare di far capire realmente che tipo di sostanze sono e a che cosa servano.

I biostimolanti agricoli comprendono diverse formulazioni di sostanze che vengono applicate a piante o terreni per regolare e migliorare i processi fisiologici delle coltivazioni, rendendole più efficienti. I biostimolanti agiscono sulla fisiologia delle piante attraverso canali diversi rispetto ai nutrienti (concimi), migliorando il vigore, la resa e la loro qualità, oltre a contribuire alla conservazione del terreno dopo la coltivazione.

Se inizialmente i biostimolanti sono stati utilizzati principalmente nell’agricoltura biologica e per le colture orticole e frutticole a più alto valore aggiunto, oggi rivestono un ruolo sempre più importante anche nell’agricoltura tradizionale, come complemento ai fertilizzanti e agli agrofarmaci nonché alle pratiche agronomiche in generale.

Ma a che cosa servono i biostimolanti?

I biostimolanti favoriscono la crescita e lo sviluppo delle piante durante tutto il ciclo di vita della coltivazione, dalla germinazione dei semi alla maturità delle piante:

  • migliorando l’efficienza del metabolismo delle piante per determinare incrementi del raccolto e una sua migliore qualità
  • implementando la tolleranza delle piante agli stress abiotici e la capacità di recupero dagli stessi
  • facilitando l’assimilazione, il passaggio e l’uso dei nutrienti
  • incrementando la qualità della produzione agricola, compresi il contenuto di zuccheri, il colore, le dimensioni del frutto ecc.
  • regolando e migliorando il contenuto d’acqua nelle piante
  • incrementando alcune proprietà fisiochimiche del suolo e favorendo lo sviluppo di microorganismi del terreno

I biostimolanti agiscono attraverso meccanismi diversi rispetto ai fertilizzanti, a prescindere dalla presenza di nutrienti nei prodotti. Inoltre, i biostimolanti si distinguono dagli agrofarmaci perché agiscono solamente sul vigore delle piante e non hanno nessuna azione diretta contro i parassiti o le malattie. La biostimolazione delle piante è dunque aggiuntiva all’uso di fertilizzanti ed agrofarmaci.

Quindi, per estrema chiarezza, ci preme ribadire che i biostimolanti non sono né concimi, né fitofarmaci, ma un complemento della manutenzione.

E’ attraverso tutte queste opportunità che Bottos ha deciso di affrontare il processo di manutenzione naturale del prato. E, attraverso la sua squadra di tecnici, Bottos si mette a disposizione dei collaboratori e di chiunque voglia approcciarsi a questo tipo di gestione delle aree verdi.

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