Stai leggendo articoli della categoria "Tecnica del Verde"

Settembre, il mese delle nuove semine

11 Set 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su Settembre, il mese delle nuove semine

Nel caso di nuove semine si consiglia di porre attenzione e cura anche alla natura del terreno perché il prato non è una coltura annuale, ma poliennuale. Di conseguenza dopo aver fatto una fresatura leggera massimo per due volte ad una profondità massima di 15 cm si procede al livellamento per la formazione dei piani in considerazione delle quote obbligate (Pozzetti, marciapiedi et.).

grass-seed-fescue-mix-without-ryegrass-400

 

  • Distribuzione di circa 100 gr/mq di sostanza organica mediamente matura in pelletts o compost sulla superficie del terreno livellato, e poi si procede all’interramento, in caso di piccole superfici è sufficiente una rastrellatura a mano.
  • Semina con Royal Blue o Maciste a 45 gr/mq oppure a 40 gr/mq con Smeraldo e Olimpia, meglio dividendo in due la dose e fare due passaggi incrociati o con carrello a gravità o apposita seminatrice meccanica professionale.
  • Rullatura incrociata con rullo di massimo peso di 250 kg per metro lineare.
  • Concimazione starter con BIOSTART P Bottos a 30 gr/mq
  • Regolare l’irrigazione per bagnare più volte al giorno con l’obiettivo di non fare mai asciugare il terreno fino al primo taglio.
  • Primo taglio eseguire quando l’erba più alta raggiunge i 6-8 cm e asportando non più di 2 cm
  • Trattamento Biostimolante con ALWAYS a 1000 gr ogni 100 litri di acqua.
  • Dopo il primo taglio fare concimazione di copertura con SPRINT N in dose di 30 gr/mq

 

Nel caso delle trasemine, andiamo a mettere semenza in tappeto erboso già presente con lo scopo di rinfoltire la vegetazione, è

manutenzione-giardino-risemina-pratonecessario dunque preparare il tererno in maniera diversa per facilitare la germinazione il veloce insediamento dei miscugli.

  • Diserbo selettivo foglia larga e foglia stretta per eliminare le infestanti presenti, dopo una settimana dal trattamento bisogna:
  • Taglio basso sui 25 mm, per facilitare le operazioni meccaniche successive
  • Arieggiatura meccanica da fare incrociata a sfiorare il terreno con raccolta del materiale di risulta.
  • Trasemina, possibilmente meccanica, oppure con apposito carrello spandiconcime a gravità, con miscugli Royal Park in caso di trasemine in tappeti con Festuca arundinacea, oppure VenereRoyal Blend o Rinnovaprato nel caso delle altre tipologie di miscuglio.
  • Concimazione Starter con BIOSTART P Bottos in dose di 30 gr/mq
  • Trattamento fungicida preventivo con Propamocarb + Propiconazolo per anticipare la comparsa di eventuali malattie stagionali con aggiunta di Biostimolante ALWAYS per 500 ml per ogni 100 litri di acqua
  • Irrigazione allo scopo di tenere umido costantemente per almeno 20 gg.
  • Primo taglio quando l’erba vecchia ha raggiunto i 8-10 cm togliendo non più di 2,5 cm di erba.
  • Concimazione con SUPERTURF come copertura .

GRAY LEAF SPOT – LA NUOVA PATOLOGIA DELLE SUPERFICI SPORTIVE

7 Set 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su GRAY LEAF SPOT – LA NUOVA PATOLOGIA DELLE SUPERFICI SPORTIVE

Gray Leaf spot o “macchia grigia” è una malattia fogliare che colpisce principalmente il loglio perenne e in seconda istanza la Festuca arundinacea. È causato da un agente patogeno fungino (Pyricularia grisea) che infetta e distrugge le lamine delle foglie. Le infezioni fogliari possono progredire ed arrivare fino alla zona della corona, causando la morte delle piante. Può presentare un andamento lieve ed un decorso lento, ma in occasione di estati calde e umide può avere scoppi rapidi e estremamente virulenti con la morte e il decadimento di vaste aree di tappeto.

grayleafspot_ltc

In una prima fase e ad una visione superficiale, i focolai iniziali di Gray Leaf spot sembrano simili a macchie dovute a stress da siccità. Il tappeto erboso interessato assume spesso una prima colorazione blu-grigia ed è notevolmente assottigliato. Ma un’ispezione più ravvicinata rivela la presenza di foglie arrossate e soprattutto con lesioni distinte (macchie necrotiche). Occorre prestare molta attenzione nella fase iniziale della comparsa dei primi sintomi in quanto, essendo la sviluppo della patologia molto veloce, i sintomi sulle foglie saranno di breve durata e non rimarranno visibili per lungo tempo. Inoltre, quando le macchie fogliari sono evidenti, esse possono essere confuse con i sintomi causati da altre malattie fogliari e quindi l’identificazione accurata già nel primo decorso della patologia è fondamentale.

L’importanza di ottenere l’identificazione accurata il più presto possibile deve essere enfatizzata: la malattia si diffonde così velocemente e il controllo è così oneroso che un ritardo nell’identificazione può essere davvero molto costoso in termini di manutenzione e ripresa del prato.

La Pyricularia grisea può perdurare negli inverni dell’intero territorio italiano all’interno del feltro e di sostanza organica in decomposizione. Tuttavia la sua sopravvivenza durante l’inverno è estremamente bassa. A meno che il tappeto erboso non sia gravemente danneggiato da un’epidemia molto estesa, è improbabile che lo stesso patogeno che ha causato un danno nell’anno precedente possa minacciare il loglio perenne anche nell’estate successiva. Più spesso le superfici a prato della nostra penisola sono infette dalle spore del patogeno disperse nell’aria che vengono trasportate da temporali e/o vento. Perciò, una volta condotto e stabilito nelle zone di attacco, l’agente patogeno produce moltissime spore su parti di tappeto erboso infette e diffonde localmente la malattia.

Le nuove infezioni si generano facilmente sulle lamine fogliari non protette (varietà non endofizzate e cultivar non resistenti) e causano ulteriori lesioni in grado di produrre un’altra generazione di spore, continuando il ciclo della malattia.

Il loietto, soprattutto quello giovane, di età inferiore ai due anni, è estremamente suscettibile. Questo può comportare dei serissimi problemi su tutte quelle superfici soggette a continue trasemine come gli impianti sportivi. Ecco perché in condizioni moderatamente favorevoli, grandi spazi di erba giovane possono morire anche in poche settimane. Livelli eccessivi di Azoto contribuiscono ad aumentare la gravità della malattia.

Grey-Leaf-Spot (1)

Che cosa si può fare per debellare, controllare e risolvere questo nuovo problema dei prati?

Innanzitutto (e soprattutto) occorre procedere con la selezione e l’impiego di cultivar che presentino una forma di controllo nei confronti della patologia. Le differenti varietà di loglio perenne variano nella loro suscettibilità nei confronti del Gray Leaf spot, anche se nessuna può essere considerata resistente al 100%. BENCHMARK, ALLSTARTER e SPYGLASS mostrano altissimi livelli di resistenza alla Pyricularia grisea e sono fondamentali nella lotta contro questo patogeno.

La malattia NON colpisce la Poa pratensis e la Poa annua. Scegliere varietà resistenti ed inserire della Poa pratensis in fase di rigenerazione sono due percorsi da seguire per la prevenzione del problema.

Quali sono le pratiche colturali idonee alla soppressione della malattia?

Poiché l’umidità sulla superficie delle foglie è importante per tutto il ciclo della malattia, gli sforzi dovrebbero essere fatti per evitare pratiche che estendono i periodi di permanenza della rugiada. Pertanto, l’irrigazione non deve avvenire mai nel tardo pomeriggio o nella prima serata, soprattutto dopo che si sono già verificate delle epidemie. Verticut, scarifiche, decompattazioni, rullature, sono altre pratiche colturali che tuttavia appaiono avere scarso effetto sullo sviluppo della Pyricularia grisea. Risulta invece assai opportuno l’impiego di specifici tensioattivi (anche in combinazione con altri elementi liquidi come fertilizzanti e/o bioattivati), nello specifico WATER PLUS e WATER X (novità in catalogo da gennaio 2019): essi abbassano la tensione superficiale dell’acqua e riducono la presenza dell’umidità sulle foglie.

water

Controllo chimico. I fungicidi sono importanti per il controllo del Gay Leaf spot. I prodotti di sintesi maggiormente efficaci sono ascrivibili alle famiglie delle strobilurine e ad altri composti. Si ricorda nuovamente che per ogni situazione occorre sempre tenere in considerazione le possibilità d’impiego descritte nel Piano d’Azione Nazionale (PAN) e fare riferimento anche alle relative legislazioni e disposizioni regionali.

ROYAL BENGAL – COME RISPONDERE ALLE CONDIZIONI DI CALDO ESTREMO

20 Ago 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su ROYAL BENGAL – COME RISPONDERE ALLE CONDIZIONI DI CALDO ESTREMO

Estate.

Caldo, sole… e tanta voglia di mare!

Ma anche in vacanza abbiamo piacere di riposare su di un bel prato.

Ecco che ci viene in aiuto Bottos.

E’ noto che con il caldo i normali miscugli da tappeto erboso vadano in sofferenza e manifestino alcuni problemi. A tal riguardo già la selezione delle Festuche arundinacee all’interno del Royal Blue e del Maciste tutela il consumatore e fornisce risultati di massima qualità durante il periodo estivo.

Ma se vogliamo ulteriormente privilegiare l’impiego del nostro prato in condizioni di sole, caldo (e magari scarsità d’acqua), allora nasce una nuova risposta, adatta per tutti i gusti e per tutte le situazioni di luce intensa: la gramigna, conosciuta con il nome commerciale Bottos di Royal Bengal.

Bermuda-grass-allergy1-1

Royal Bengal è una varietà di Bermudagrass (Cynodon dactylon) da tappeti erbosi, selezionata e sviluppata partendo da materiale vegetativo di alta qualità e con genetica unica per aumentare il suo adattamento nei differenti areali caldi, negli Stati Uniti come nel mondo. Il genere Cynodon ha notoriamente origine in Africa, nel subcontinente indiano e in Cina. La maggior parte delle cultivar in commercio ha provenienza da germoplasma africano con pochi recenti ceppi di selezione dalla Cina. Al fine di avere nuove e più performanti caratteristiche, Royal Bengal proviene anche da materiale selezionato dal subcontinente indiano e specificatamente da ecotipi locali del Bangladesh.

Royal Bengal è una specifica varietà di Cynodon dactylon selezionata per la costituzione di tappeti erbosi dalle caratteristiche tecniche elevatissime. Si caratterizza per l’alta resistenza al caldo ed alla siccità, potendo trovare la sua specificità d’impiego dai climi tropicali, a quelli aridi, fino alle zone di transizione come la penisola italiana. Forma un tappeto erboso molto resistente a tutte le avversità. Tollera periodi di mancanza totale di manutenzione. Può essere irrigata con acque di cattiva qualità (es: acque reflue di recupero) grazie alla sua ottima resistenza alla salinità. Possiede una buona velocità d’insediamento ed è in grado di fornire una copertura completa del suolo in soli 60 giorni! La sua resistenza nei confronti della patologia Spring Dead spot è decisamente marcata così come la sua tolleranza al freddo ed alle basse temperature. L’altezza di taglio consigliata va dagli 1,5 fino ai 5-7 cm. Manifesta la caratteristica dormienza invernale delle essenze macroterme, che può essere ovviata attraverso l’operazione di trasemina autunnale con Royal Blend o con Venere o con Rinnovaprato. Consente la formazione di un tappeto erboso forte e capace di autorigenerazione grazie alla produzione di forti stoloni e robusti rizomi (organi propagativi di riserva). La sua entrata in dormienza tardiva e il precoce risveglio primaverile ne fanno una miscela utilizzabile in diverse aree climatiche e in numerose situazioni. Royal Bengal può essere utilizzata in nuove semine di giardini pubblici e privati in zone costiere, aree residenziali ed aree sportive anche intensamente praticate.

shutterstock_380929228-1400x875

La selezione compiuta sul Royal Bengal permette di ottenere un prato sempre verde durante l’estate anche a basse altezze di taglio senza la formazione di quegli antipatici stocchi legnosi, duri al contatto e privi di foglia.

Il suo colore è geneticamente intenso e la sua sviluppata capacità di competizione naturale con le graminacee macroterme annuali (Digitaria, Setaria, Echinocloa, ecc.) ne permette una semina estiva anche in periodi decisamente caldi. Per questo può venire utilizzata anche in trasemina e/o in combinazione con altre varietà di Bermudagrass.

Con Royal Bengal possiamo già pensare di organizzare le nostre estati in totale relax.

E SE IL PRATO SI ROVINA D’ESTATE?

20 Ago 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su E SE IL PRATO SI ROVINA D’ESTATE?

Durante il periodo estivo le possibilità che i tappeti erbosi possano deteriorarsi per i più svariati motivi sono davvero innumerevoli ed importanti. Malattie, infestanti, caldo e siccità sono i principali nemici del prato e contrastano la formazione di un cotico denso e uniforme.

Certamente tutte le pratiche preparatorie effettuate in primavera sono determinanti per cercare d’impedire addirittura l’insorgenza di questi fattori di stress, ma non sempre le condizioni pedoclimatiche ci sono favorevoli e ci aiutano nella cura dei manti erbosi.

Oltretutto in ogni giardino le condizioni sono le più mutevoli con zone in ombra ed altre esposte in pieno sole, con presenza di alberature che creano competizione per gli elementi nutritivi, con aree declivi in pendenza ed altre in perfetto piano, ecc.

Tutto questo per dire che, nonostante i nostri ripetuti ed efficaci sforzi, in determinate situazioni le condizioni di difficoltà possono prendere il sopravvento e rovinare il prato.

at46

A questo punto che cosa occorre fare?

Sicuramente bisogna riconoscere la causa del problema al fine di combatterlo e risolverlo.

In caso di malattie, occorre individuare il fungo patogeno per poter impiegare i corretti prodotti autorizzati per la difesa (fungicidi). Se la perdita di uniformità per la presenza di malerbe è la problematica presente, si deve identificare la famiglia delle infestanti per debellarle con i diserbanti consentiti dalla legislazione (vd. PAN) e/o con le idonee pratiche colturali. In occasione di siccità (cronica e acuta), se l’impianto d’irrigazione è deficitario, serve sostenerlo con irrigazioni manuali e puntiformi di soccorso e con la distribuzione di surfattanti per la conservazione della corretta scorta d’acqua. Se le temperature salgono a valori di crisi per i tappeti erbosi, si deve ricorrere alla pratica del syringing, intervenendo come fattore di termoregolazione e di riduzione dei picchi di calore per evitare gli shock termici e la disidratazione delle piante.

In ogni caso, magari dopo essersi rivolti a tecnici professionisti per il riconoscimento e la cura dello sgradevole ”enigma”, il tappeto erboso risulta diradato, povero, stanco e privo di smalto. In poche parole, brutto e insoddisfacente.

Si può fare qualche cosa per farlo riprendere e ritornare “vispo e allegro” come prima?

Certamente sì.

Bisogna ricordarsi che dopo ogni situazione di debilitazione che ogni essere umano incontra, egli necessita di aiuti dal punto di vista nutrizionale, con specifici apporti di reintegratori e con diete bilanciate fortificanti. 

Lo stesso accade nel mondo vegetale.

Dobbiamo però ricordarci che durante l’estate le radici, a causa del caldo e dei conseguenti processi fisiologici interni, sono meno performanti nell’assimilazione del cibo e in taluni casi sono davvero “refrattarie” ad incamerare le corrette quantità di elementi nutritivi necessari.

Ma le piante posseggono un perfetto laboratorio fisiologico che le aiuta in ogni occasione, anche in quelle più complicate. E questa speciale officina si chiama foglia.

Attraverso le foglie i manti erbosi riescono ad incamerare tutta una serie di sostanze determinanti per risollevare il giardino dalle condizioni di stress e riportarlo ai fasti primaverili.

Ci vengono in soccorso quindi la tecnologia e gli studi, uniti alla capacità industriale di formulare preparati idonei. Nascono perciò tutta una serie di fertilizzanti liquidi con precise connotazioni e con azioni mirate di nutrimento/biostimolazione/fortificazione.

DroughtDamage_MS2013

Bottos ha sviluppato un’intera gamma che può lavorare sia a bassi volumi d’acqua (trattamenti fogliari, spoon feeding) dell’ordine di diluizioni in 5-10 lt d’acqua ogni 100 m2, sia ad alti volumi d’acqua (fertirrigazione) con diluizioni in 10-20 lt d’acqua ogni 100 m2.

Prodotti come Wake Up sono determinanti per la ripresa della parte vegetativa e la riaccensione dei processi fotosintetici e vengono traslocati in tutta la pianta attraverso la linfa elaborata mediante i suoi movimenti discensionali.

Always e Vigor Liquid rivitalizzano l’apparato radicale, biostimolano l’intero vegetale e apportano microelementi e possono essere erogati secondo la duplice distribuzione (fogliare e radicale).

Iron 65 ridona colore e riattiva i processi metabolici del prato, otre che lavorare anche come induttore di resistenza.

New Radical determina la germinazione di eventuali trasemine e fornisce elementi indiretti di difesa contro le principali patologie dei tappeti erbosi (un’adeguata quota di Fosforo assimilabile determina una resistenza indiretta nei confronti di Rhizoctonia solani).

Pre-Stress, con l’alto contenuto ormonale e di enzimi, lavora come “purificatore” delle scorie, stimola l’attività microbica utile del terreno e ristabilisce gli equilibri necessari per la ripresa delle funzioni vegetative vitali delle piante.

Le quantità necessarie dei fertilizzanti liquidi sono limitate, lo sforzo distributivo è minimo e i risultati sono davvero strabilianti!

Attraverso semplici interventi è così possibile ristabilire il corretto equilibrio e riottenere in breve tempo prati densi, fitti e uniformi.

GLI AGENTI UMETTANTI – RADICANTI – TENSIOATTIVI

20 Ago 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su GLI AGENTI UMETTANTI – RADICANTI – TENSIOATTIVI

 

L’acqua (H2O) è una molecola polare che presenta una carica elettrica positiva in corrispondenza degli atomi di idrogeno ed una carica elettrica negativa in corrispondenza dell’atomo di ossigeno. La polarità dei singoli frammenti determina l’orientamento delle molecole tra di loro e costituisce i legami di coesione tra le particelle stesse.

La coesione tra le molecole d’acqua è una forza elettrica molto elevata (si pensi all’adesione di due superfici lisce bagnate) e determina la forma arrotondata con tendenza centripeta di una goccia di acqua. E’ come se tutte le molecole volessero portarsi al centro della particella di acqua. Ciò crea la tensione superficiale.

L’acqua rifugge l’ambiente non-polare, costituito nell’ambito dei tappeti erbosi e dei terreni di coltura dall’aria contenuta tra le particelle di substrato e dalla sostanza organica, mentre aderisce alle particelle di suolo idratandole uniformemente nel caso queste siano a loro volta a superfice polare (dotate di polo elettrico).

Quando si verificano vuoti d’aria tra le particelle o queste stesse sono non-polari, anch’esse vengono rifiutate dall’acqua che non penetra o non si diffonde impedendo la loro idratazione (non resta adesa). A contatto con una particella di suolo non-polare l’acqua assume una forma sferica e rifiuta il contatto e l’adesione alla particella stessa. Questo fenomeno è la repellenza all’acqua o idrofobia.

 

prato-bellissimo

Ma perché l’acqua è così importante nei processi vitali delle piante?

Innanzitutto è il veicolo per il trasferimento delle sostanze  nutritive. Dona leggerezza al substrato di coltura (quando presente nella giusta quantità). Mantiene un adeguato grado d’idratazione del terreno e delle piante. Permette la germinazione e lo sviluppo degli embrioni (seme).

E che cosa sono gli agenti umettanti/surfattanti/tensioattivi?

Essi sono sostanzialmente dei “saponi” che abbassano la tensione superficiale delle singole molecole d’acqua, permettono i movimenti della medesima nel terreno e conservano e fanno infiltrare l’acqua nei suoli.

Come lavorano i tensioattivi?

Molto semplicemente la parte finale della molecola nella porzione idrofoba si attacca alla porzione idrorepellente delle particelle di terreno. La parte della molecola nella porzione idrofila attrae l’acqua e la soluzione circolante verso le particelle di terreno.

 

Quindi, per la loro costituzione fisica, i surfattanti (o tensioattivi o agenti umettanti) sono importanti non solo per gestire una potenziale carenza d’acqua e/o un risparmio sui tempi d’irrigazione, ma perché lavorano anche nel controllo degli squilibri idrici e nell’impedire la formazione di micro-aree soggette ad incapacità di deflusso delle acque in eccesso.

Bottos ha posto l’accento su questa tipologia di prodotti, con un approccio ancora più completo: costruire una linea che agisca non solo sul mantenimento in loco delle singole molecole d’acqua, ma che lavori anche sulla capacità di radicazione delle piante e sulla libera circolazione della soluzione circolante in ogni porzione di terreno, e che controlli il giusto rapporto tra macroporosità (spazio vuoti) e microporosità (spazi pieni d’acqua).

Gli agenti umettanti/radicanti sono prodotti prettamente liquidi che possono essere distribuiti con l’impianto d’irrigazione, con le botti irroratrici automatiche e/o manuali (botti a spalla) e che possono essere anche miscelati con fertilizzanti e/o prodotti per la difesa.

TU_grafica penetrazione dell'acqua

Esistono anche alcuni formulati granulari molto interessanti per le zone in pendenza e per tutte quelle situazioni nelle quali non è possibile eseguire un trattamento liquido.

I primi beneficiari di queste tecnologie sono i Campi da Golf e le superfici sportive, ma anche i giardini ornamentali si possono avvalere dell’uso dei tensioattivi con enormi benefici.

Le quantità necessarie per unità di superficie sono davvero basse (da 20 lt/ha per arrivare finanche a 3-5 lt/ha!) con un’incidenza contenutissima dei costi.

Ad oggi sono presenti referenze nelle classiche confezioni americane da 2,5 galloni, pari a 9,46 litri. In futuro si apriranno nuovi progetti per agevolare l’impiego anche su piccole aree con contenitori di soli 1 litro.

Per il loro acquisto ed utilizzo non è richiesta alcuna speciale autorizzazione (patentino) in quanto i materiali sono di libera vendita ed uso. Non sono richiesti periodi di rispetto dalla loro distribuzione ed essendo ormai (gamma Bottos) tutti di categoria non ionica, non richiedono l’immediata irrigazione e non provocano fitotossicità e/o ustioni fogliari.

Tutti sono completamente atossici per l’uomo e per gli animali, biodegradabili e non pericolosi per l’ambiente nel pieno rispetto della natura.

Effetti secondari, ma di non minore importanza, sono la cura e diminuzione del black-layer (strato di sostanza organica indecomposta nel terreno che deve essere biodegradata per evitare fenomeni di asfissia), in associazione con le pratiche agronomiche, e l’aiuto nel controllo dei Cerchi delle Streghe (Fairy Rings).

Il loro impiego è decisamente importante e sentito durante tutto il periodo estivo, ma la loro utilità è perenne, con coinvolgimento indiretto anche nel controllo del muschio, in ogni periodo dell’anno.

I TRATTAMENTI LIQUIDI IN ESTATE

6 Ago 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su I TRATTAMENTI LIQUIDI IN ESTATE
Durante l’estate, anche l’erba più sana e sviluppata, soprattutto nelle ore più calde, si riposa, “tira i remi in barca” e galleggia su di una linea di sopravvivenza per superare i momenti di difficoltà.

Alcuni interventi, con l’innalzarsi delle temperature, non diventano più utili e, anzi, possono creare della confusione e soprattutto del danno.

E’ il caso delle fertilizzazioni granulari che non vengono più assorbite dalle piante per via radicale e che rallentano i processi d’assimilazione/solubilità degli elementi nutritivi.
Dare un concime granulare a 40°C è un errore tecnico importante. Primo perché non funziona e buttiamo via dei soldi. Secondo perché “obblighiamo” le piante a consumare delle sostanze di riserva per mettere in moto dei meccanismi di assimilazione e assorbimento che in condizioni di difficoltà e affaticamento sono molto costosi dal punto di vista energetico (e quindi possono addirittura aumentare gli stress stessi).

Arrivano in nostro soccorso le fertilizzazioni liquide. Esse sono perfettamente in linea con la fisiologia delle piante, con particolare riferimento ai tappeti erbosi. I processi di respirazione sono accentuati, le aperture stomatiche sono in continua sollecitazione, il tasso di traspirazione è massimo con veloci movimenti ascendenti e discendenti della linfa.
Tutto questo rende molto più consono e utile lavorare con specifici materiali d’immediato riconoscimento da parte delle piante e di grande utilità.

Per questo Bottos ha già delineato le proprie linee del futuro in ambito nutrizionale, con ulteriore grande sviluppo di tutta la nutrizione liquida, della biostimolazione e della gestione dell’acqua.

In piena estate Bottos propone Wake Up. Si tratta di un concime dal titolo in Azoto pari a 21.
Potrebbe sembrare eccessivamente alto. Ma così non è.
Potrebbe sembrare una provocazione. Ma non è nemmeno questo.

Una sua parte è costituita da Azoto sotto forma organica per aumentare la biofertilità, per accelerare i processi metabolici e per collaborare nell’eliminazione delle scorie presenti all’interno dei vegetali. L’altra porzione del fertilizzante è composta dalla frazione ureica. Si tratta della forma azotata assimilabile per via fogliare e che quindi aiuta nel recupero della parte vegetativa dagli stress, nell’aumento della colorazione (maggior efficienza della fotosintesi) e nel perfezionamento di tutti i processi respirativi della pianta. Il suo tasso di salinità è praticamente nullo, salvaguardando il prato da ustioni.
Il suo dosaggio, compreso tra 15 e 25 g/100 m2 diluiti in 10 litri d’acqua, è perfetto per coprire le esigenze estive sia di microterme e sia di macroterme. La sua durata è di circa 7 giorni. Per coprire un lasso di tempo più lungo, naturalmente occorre aumentare i dosaggi di applicazione.

In condizioni di scarsa radicazione, l’aiuto repentino arriva dal concime New Radical 3.16. Il suo contenuto in Fosforo è immediatamente disponibile ed inoltre svolge un’azione di sostegno diretto nel controllo della patologia Rhizoctonia solani (Brown patch). Contenendo degli aminoacidi svolge anche azione di biostimolazione. La dose consigliata è di 200-500 g/100 manch’essi diluiti in 10 litri d’acqua.

Iron 65 è la forma più sicura di somministrazione di Ferro durante la fase estiva. Si tratta di una forma chelata con ampio range di pH d’impiego e con lungo periodo di conservazione ed efficacia. L’effetto colore è immediato, ma persistente e il ripristino della catena dei microelementi (con effetto indiretto di salute sul prato) è garantito. Anche Iron 65 contiene uno specifico idrolizzato proteico e il suo pH è sub-acido (circa 6) per permettere il prolungamento di attività anche nel terreno e l’esercizio di un’azione fungistatica. Le dosi sono pari a circa 180-200 g/100 m2in 10 litri d’acqua.
Senza-titolo-1

Gli interventi liquidi si completano poi con tutta la categoria dei biostimolanti (AlwaysVigor Liquid e Pre-Stress) che svolgono un’azione determinante nel potenziare l’attività nutrizionale degli elementi principali e che aiutano la pianta nella secrezione di ormoni e di meccanismi indiretti di difesa. Di alcuni di essi si è già parlato in maniera esaustiva in altre occasioni (precedenti blog).

Vogliamo solo ricordare che Bottos ha messo in piedi, in collaborazione con i propri partner fornitori, una tecnologia di rilascio ed assorbimento tale per cui detti materiali possono essere utilizzati come biostimolanti (a piccolissime dosi), ma anche come fertilizzanti veri e propri aumentando le quantità da distribuire. In quest’ultimo caso, le referenze citate vanno a coprire delle reali carenze conclamate che, se non curate, metterebbero in seria difficoltà il vegetale.
La distribuzione liquida di quanto descritto non è difficile e non deve scoraggiare alcuno. Non ci sono pericoli di sovradosaggi (i margini di sicurezza sono davvero elevatissimi), né di sovrapposizioni. Non ci sono pericoli di salinità e/o di problemi dovuti ad esempio ad effetto deriva.
Se nella distribuzione si unisce anche un tracciante indicatore, come Signal Blue, le cose diventano ancora più semplici ed elementari, con perfetta visione del rilascio di ogni singolo ugello e con precisa conoscenza della distribuzione. Si tratta di un colorante atossico innocuo, fotodegradabile nel giro di pochi giorni e dilavabile con semplice acqua che indica immediatamente le zone “coperte” dalla distribuzione della pompa a spalla o della botte irroratrice utilizzate per la distribuzione dei materiali liquidi.

Per conoscere ogni ulteriore caratteristica del prodotto, la struttura Bottos è a disposizione di ogni richiesta.

IL SYRINGING – Come rinfrescare il prato nei giorni più caldi

1 Ago 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su IL SYRINGING – Come rinfrescare il prato nei giorni più caldi

Prendiamo spunto da diverse richieste giunteci in riferimento alla gestione dell’acqua durante il periodo estivo.

Ci soffermiamo nuovamente sull’utilità della pratica del “syringing” come elemento base per la manutenzione dei prati in periodi caldi, magari anche accompagnati da siccità. Tutto questo soprattutto quando le temperature superano i 30°C. Il syringing altro non è che il processo di applicazione di una piccola quantità di acqua al tappeto erboso intorno alla metà della giornata, tendenzialmente un paio di ore prima del sopraggiungere delle temperature più alte. Si tratta quindi dell’utilizzo dell’impianto d’irrigazione intorno alle 11:00-11:30 circa, dove si fornisce una quantità d’acqua generalmente non superiore a 1-1,5 mm. (= un paio di minuti di un “tradizionale” irrigatore dinamico). L’obiettivo è quello di agire da termoregolatore per evitare gli shock da caldo, raffreddando i manti erbosi durante i periodi d’intenso stress da calore. Normalmente le piante si raffreddano traspirando l’acqua attraverso i fori sulle foglie nella pagina inferiore (stomi). Questi stomi si aprono e si chiudono a seconda delle condizioni ambientali e dello stato fisiologico delle piante stesse. La stessa cosa succede al genere umano quando le persone sudano. La traspirazione è quindi di un efficiente meccanismo di raffreddamento; circa il 98% dell’acqua utilizzata dal prato viene impiegata per il raffreddamento! Ma questo rinfrescamento evaporativo si arresta quando le foglie delle piante non posseggono più una quantità adeguata di acqua. Questo si verifica quando il terreno è asciutto, le radici compromesse (malattie, alto calore del suolo o saturazione del medesimo) o quando la domanda evaporativa è molto alta e le radici dei vegetali non riescono a “tenere il passo” (alte temperature e assenza di rugiada).img2-acb15ac81bd87fe0717acdd502d9e9a6

Attenzione! Il raffreddamento rallenta anche quando l’umidità è molto alta. In queste condizioni, l’innalzamento delle temperature può superare rapidamente i livelli letali, lessando letteralmente le piante.

Perciò, attraverso la somministrazione di piccole quantità d’acqua che assolutamente non concorrono a formare la scorta idrica del terreno, si possono controllare le temperature (gli eccessi di caldo). Il tanto temuto “effetto lente” dovuto alle gocce d’acqua che si formano sulle lamine è solo una comune convinzione ereditata dall’irrigazione delle piante superiori: la lamina fogliare del prato è troppo piccola rispetto alla foglia di una pianta per manifestare il problema e la gocciolina d’acqua evapora praticamente nell’immediato senza lasciare traccia.

Nuovamente ci vengono in aiuto semplici paragoni con la nostra vita comune. Ma se noi abbiamo tanto caldo, perché una bella doccia fresca in estate ci dà refrigerio, ci ricarica e ci rende di nuovo pronti per ulteriori attività? Semplicemente noi stiamo termoregolando la temperatura corporea del nostro organismo. Rendiamo lo stesso servizio al prato. Oltretutto con gli impianti d’irrigazione automatici non sarà nemmeno un problema di gestione del medesimo (fa tutto da solo!).

Naturalmente la termoregolazione non ha durata illimitata (d’altronde anche noi facciamo la doccia tutti i giorni) e quindi va ripetuta durante il periodo di alte temperature.

Utilizzare nella gestione dei manti erbosi delle sostanze atossiche e benefiche definite tensioattivi (o agenti umettanti), aiuta poi nella gestione dell’acqua in sé, ma anche e soprattutto nell’approfondimento radicale e nei movimenti corretti della soluzione circolante, rendendo ancora più efficace la pratica del syringing. Con il syringing non vengono veicolati elementi nutritivi, non vengono aggiunti fertilizzanti e/o prodotti per la difesa e nemmeno si esegue una biostimolazione. La piccola quantità d’acqua somministrata semplicemente abbassa la temperatura dell’aria.wet-grass-14

Ci preme sottolineare che anche in estati sempre più a carattere tropicale con arrivi inaspettati di “bombe d’acqua”, anche se c’è ancora una presenza superficiale di liquido, è bene comunque sempre effettuare il syringing per evitare che l’acqua stagnante assuma valori di temperatura troppo elevati e crei un danno irreversibile alle piante. Quindi il syringing non abbassa la temperatura dell’acqua presente (che poco per volta defluirà), ma controlla quella delle piante e contrasta gli stress abiotici da caldo.

La nutrizione del prato in estate: SUMMER K 10.0.30

27 Lug 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su La nutrizione del prato in estate: SUMMER K 10.0.30

Di che cosa necessita un prato per essere bello, utile e funzionale durante il periodo estivo?

Di un bel colore! Nooo… certamente anche, ma non solo.

Di una sviluppata densità! Sì, ma questa è una conseguenza di qualcos’altro.

Di trattamenti contro le malattie! Nooo… si può avere un tappeto forte anche in altri modi.

 

Una qualsiasi pianta per superare le difficoltà e gli stress da caldo e siccità ha bisogno di un perfetto, sviluppato, sano e robusto apparato radicale. In estate, quanto più il manto erboso è forte “sotto”, tanto più esso sarà performante ed economico. La nutrizione è uno degli elementi fondamentali (insieme alle pratiche agronomiche ed alla scelta varietale) per arrivare alla meta desiderata.

Questa situazione deve essere costruita già nella tarda primavera (Maggio/Giugno) attraverso la somministrazione di concimi definiti antistress, tipo Summer K 10.0.30.SummerK-sacco-25kg

Ma Summer K è costruito in modo che anche qualora ci fossimo “distratti” e non avessimo considerato la concimazione pre-estiva, si possa ancora riuscire ad utilizzarlo ottimizzando le sue caratteristiche ed i suoi punti di forza.

L’intera linea Master Green, del quale anche la citata referenza fa parte, possiede come costituente di base il Polyon. Si tratta di una speciale formulazione brevettata ed esclusiva Bottos per l’Italia, costituita da polimeri che permettono una liberazione degli elementi nutritivi attraverso i fenomeni di osmosi e di diffusione. Il comando del rilascio viene gestito attraverso la temperatura e viene comunque mediato dalla costituzione chimica del materiale di protezione dei granuli di concime. La cessione è quindi non solo sempre controllata, ma addirittura programmata, andando a funzionare anche con alte temperature senza creare picchi e/o scompensi dannosi per il prato.

  • Summer K è una proposta attentissima in questa direzione, utilizzando esclusivamente forme azotate costituite al 100% da Polyon.
  • Summer K quindi non brucia, non crea picchi di rilascio, non facilità l’ingresso di malattie e non permette l’ingresso di essenze infestanti.
  • Summer K perciò promuove uno sviluppo bilanciato delle piante che in questo periodo si rivolge verso la formazione e strutturazione di nuove radici.

La quantità di Potassio, tutta di derivazione da solfato, e quindi con potere acidificante-fungistatico, è tra le più alte tra i formulati commerciali per tappeto erboso presenti in commercio. Tale elemento chimico è prontamente solubile e quindi immediatamente disponibile per le piante (per le radici in maniera particolare). Il Potassio regola tutta una serie di equilibri ormonali all’interno delle piante, così come bilancia la pressione cellulare (turgore delle cellule) formando dei vegetali più robusti, “croccanti”, resistenti agli stress biotici ed abiotici. L’impiego di Summer K durante il periodo estivo va visto perciò come una necessità anche durante gli eventuali momenti di difficoltà del manto erboso. Ma non bisogna tardare troppo nella sua somministrazione, altrimenti le piante (che nel frattempo sono entrate in sofferenza) non svilupperanno più la capacità di suggere la soluzione circolante e gli elementi nutritivi ivi disciolti. Durante l’estate Summer K può venire impiegato a dosaggi più contenuti del solito (circa 20 g/m2) in quanto la sua azione verrà coadiuvata e potenziata da tutta una serie di prodotti liquidi fertilizzanti/biostimolanti come Always, Vigor Liquid, Pre-Stress o ancora New Radical.image_1_large

Certamente la concimazione anti-stress tardo primaverile rappresenta la miglior soluzione per affrontare in serenità i periodi estivi di stress. Ma Summer K 10.0.30 entra in gioco anche durante l’estate stessa e reagisce già dopo i primi giorni di somministrazione. La sua formulazione fisica, in granelli perfetti, sferici e di costante dimensione senza la minima presenza di polveri, lo rende oltremodo sicuro da potenziali bruciature e ustioni. La sua duttilità di rilascio permette il suo impiego anche in periodi freddi con rigori invernali accentuati, potendo così semplificare la manutenzione dei tappeti erbosi, restituendo la massima soddisfazione agli utilizzatori.

Summer K, un vero motore del prato!

LA GRAMIGNA: COLTIVARLA O COMBATTERLA?

26 Lug 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su LA GRAMIGNA: COLTIVARLA O COMBATTERLA?

“Essere o non essere, questo è il dilemma: se sia più nobile…”

(cfr. Shakespeare, L’Amleto).

La traduzione del capolavoro shakesperiano nel gergo dei giardinieri è: la gramigna è una malerba e come tale da combattere oppure è un’essenza da tappeto erboso?
Noi non siamo in grado di assegnare una risposta univoca e riteniamo che non sia nemmeno possibile darla.
Cerchiamo di fornire alcuni spunti per verificare come comportarsi nei confronti di questa essenza e scegliere così le strategie manutentive da adottare.
La gramigna o Cynodon dactylon per le varietà da seme o ancora Bermudagrass per le cultivar a propagazione vegetativa, è un’essenza macroterma a spiccato sviluppo estivo, caratterizzata dalla forte capacità di aggressione, recupero e colonizzazione dell’area attraverso l’emissione di stoloni e rizomi. Non sopporta il freddo e nemmeno l’ombra. E’ molto tollerante nei confronti del calpestio e resiste bene verso le principali patologie dei tappeti erbosi. E’ sensibile allo Spring Dead spot (Ophiosphorella korreae) ed agli attacchi d’insetti. Resiste molto bene alla siccità ed al caldo, è “ghiotta” d’Azoto e ha una crescita vegetativa in altezza contenuta. Va in dormienza invernale perdendo completamente il colore.
Secondo noi le discriminanti per scegliere se coltivare o combattere la gramigna sono davvero multiple e svariate. Proviamo ad elencarne alcune:ù

  • L’area verde viene utilizzata tutto l’anno o solamente in determinati periodi con particolare riguardo verso quelli estivi?
  • L’eventuale infestazione presente di gramigna è già superiore al 30% dell’intera superficie o risulta più contenuta?
  • Esiste l’impianto d’irrigazione nel giardino?
  • Quante sono le zone d’ombra nel prato? E questa è maggiormente presente durante le ore della mattina (elemento peggiorativo) o del pomeriggio?
  • Il substrato di coltivazione è prettamente argilloso o mediamente sabbioso? (condizione ultima che facilità l’ingresso e l’invasione della gramigna)
  • I rigori invernali possono facilmente presentare temperature sotto gli 0°C? (gramigna in dormienza)
  • I periodi e le stagioni dove le temperature dell’aria sono sotto i 10°C sono duraturi e prolungati? (sotto questa temperatura la gramigna blocca il proprio sviluppo vegetativo)

download (2)Ci sarebbero ancora molte altre domande da porsi (intensità di manutenzione, frequenza di calpestio, qualità dell’acqua d’irrigazione, volontà di trasemine autunnali o meno, ecc.) per avere più elementi possibili nella scelta e definire che cosa s’intenda fare.
Questo breve scritto vuole “semplicemente” provocarci, porci dei dubbi e spingerci verso le più ragionevoli risposte.
Ognuno di noi può controbattere brevemente alle questioni sopra esposte e, di conseguenza, indirizzare la propria scelta manutentiva.
Ultimamente, soprattutto in ambito sportivo, sta sempre più prendendo piede la volontà d’inserimento del Cynodon o della Bermuda al fine di fornire una matrice solida e robusta per il calpestio, seguito da costanti trasemine a base soprattutto di Lolium perenne durante i periodi autunno-invernali.
Certamente questo schema può essere ripetuto anche in un giardino ornamentale (ricordiamoci sempre però dell’ombra!), ma ovviamente le voci di costo della gestione aumentano.
Certamente la gramigna può invece essere combattuta in quanto avente un comportamento e una presenza da erba infestante che rovina l’uniformità del prato (con oltretutto le decolorazioni invernali). In questo caso si può ricorrere a pratiche agronomiche, all’estirpazione manuale e/o (ove permesso) all’impiego di specifici diserbanti autorizzati selettivi.
E certamente la gramigna può anche coabitare in miscele e situazioni specifiche (Royal Sea) ove venga richiesta la presenza contemporanea di micro e macroterme (ad esempio aree a fortissimo calpestio come campeggi o superfici a parcheggio).
La gramigna semplicemente non è né un “demonio” o un flagello inviatoci per punizione divina, ma nemmeno la panacea e soluzione di tutti i mali.download (1)
La gramigna è uno strumento che la natura ci ha fornito per superare determinate condizioni e per ottenere specifici risultati.
Bottos ha fatto frutto di questo insegnamento e ha costruito delle miscele per le differenti necessità. E’ presente anche una varietà selezionata e migliorata, a nome Royal Bengal, interessantissima per diversi scopi e esigenze.
Per questo Bottos e tutti i suoi collaboratori (rete distributrice) rimangono a disposizione per studi, confronti e verifiche al fine di trovare la giusta risposta per ogni situazione.

LE INFESTANTI MACROTERME GRAMINACEE ANNUALI

24 Lug 2018   //   by Bottos   //   Blog, Tecnica del Verde  //  Commenti disabilitati su LE INFESTANTI MACROTERME GRAMINACEE ANNUALI

Con l’innalzarsi delle temperature, si segnalano alcune evidenti difficoltà manutentive presenti sui nostri prati. Uno dei problemi più pronunciati riguarda lo sviluppo di essenze graminacee macroterme infestanti a carattere annuale.

Ascrivibili principalmente ai generi Digitaria, Setaria, Echinocloa ed Eleusine, esse sono delle malerbe di estremo danno e di difficile controllo sui tappeti erbosi. Le riduzioni d’impiego di prodotti di sintesi per il loro controllo hanno determinato un’ulteriore aumento delle problematiche in corso e della necessità di attenzione alle corrette pratiche manutentive dei prati.

La propagazione di queste graminacee avviene attraverso il seme. Purtroppo la banca semi contenuta in ogni terreno (a meno che non sia controllato e di riporto, come ad esempio la sabbia impiegata per la costruzione dei campi da calcio) è sempre molto alta e sostanzialmente inesauribile. Quindi il nostro scopo non è di debellare in toto tali infestanti, quanto piuttosto di controllarle e fare in modo di limitare la loro germinazione.

Quando le temperature del terreno si avvicinano ai 12°C, in presenza di acqua, luce ed ossigeno, si verificano le condizioni per la nascita delle infestanti macroterme da seme. Alcuni aspetti fenologici sono molto importanti per indicarci il sopraggiungere di queste condizioni. La Forsythia che sfiorisce ed inizia a buttare le foglie, il Lillà che fiorisce, la Robinia pseudo-acacia in piena fioritura sono degli elementi tipici che ci illustrano immediatamente il sopraggiungere delle condizioni predette. Ed è a partire da questi momenti che dobbiamo stare molto attenti nella manutenzione dei prati, soprattutto in termini di densità e stato di salute generale.

Avendo il PAN (Piano d’Azione Nazionale) eliminato molti campi e luoghi d’impiego di prodotti cosiddetti antigerminello (o antigerminanti), non è più possibile una lotta contro il “pabbio” se non attraverso le pratiche colturali e/o mediante estirpazione manuale. E’ stata richiesta una deroga al Ministero della Salute in riferimento al possibile impiego di formulati commerciali a base di Pendimethalin, ma, nonostante le comuni voci di corridoio che indicano imminente tale decreto, ad oggi non è ancora stato comunicato nulla. Naturalmente vi terremo informati a tal riguardo.

Anche per i prodotti di sintesi ad uso post-emergenza valgono le stesse considerazioni fatte per i diserbi pre-emergenza e il loro impiego non è attualmente possibile in aree frequentate da gruppi di persone definite “vulnerabili” (campi da calcio e impianti sportivi in genere, giardini di plessi scolastici ed ospedalieri, parchi e viali pubblici, ecc.).

infestanti_estiveE quindi che cosa bisogna fare per contrastare l’insorgenza di queste infestanti?

Il primo e forse più importante lavoro, verte senz’altro sulla prevenzione. E quindi è in primavera che occorre lavorare per evitare le più fastidiose difficoltà dell’estate.

Bisogna ottenere dei prati “adulti”, capaci di farcela da soli, con un approfondito sviluppo dell’apparato radicale, con una densità e fittezza adeguate per non far passare troppa luce al terreno, con uno stato generale di salute sempre buono e privo di attacchi di patogeni e con piano nutrizionale adeguato alle richieste delle specie che costituiscono la miscela seminata. La gestione del taglio è determinante e la sua frequenza deve essere aumentata per bloccare la sintesi dell’ormone auxina (ormone che spinge verso l’alto) a vantaggio delle citochinine e gibberelline (ormoni che lavorano per la propagazione laterale con lo sviluppo delle gemme di accestimento e con la conseguente chiusura del prato).

Non bisogna tagliare su superfici bagnate, per evitare il propagarsi di potenziali patologie fungine.

Ma soprattutto occorre nutrire il prato in maniera prolungata e costante mediante l’impiego di prodotti a cessione programmata e/o a lento rilascio. Tecnologie tipo Polyon o Nutralene (il primo ricoperto con rilascio per osmosi e diffusione, il secondo a base di lunghe catene di Azoto con liberazione grazie all’attività microbica) rappresentano la summa delle proposte tecniche per nutrire il prato, per renderlo sano e forte e per combattere in maniera indiretta la potenziale insorgenza delle essenze infestanti.

La lotta contro le infestanti sarà sempre dura e faticosa, ma per il bravo giardiniere anche ricca di soddisfazioni e successi. In una prima fase ci si potrebbe scoraggiare: un individuo di Echinocloa crus-galli (volgarmente conosciuto come giavone) produce finanche 9.000 semi per pianta! Accidenti quanti! E come mai si potrà fare per contenerli e non farli nascere? Ce la si può fare?

Sì, fortissimamente sì!

Le opportune trasemine, eseguite nei periodi più adatti (autunno e/o inizio primavera), con materiali selezionati, puliti, vigorosi, veloci e adatti allo scopo, costruiranno un sistema che si autososterrà nel controllo delle malerbe, fondamentalmente grazie alla densità, robustezza e capacità intrinseca di competizione. Royal Park della linea Master Green rappresenta una nuovissima proposta di grande interesse proprio per queste prerogative e per la sua capacità di fornire al contempo rusticità e facilità di manutenzione unite ad una velocità di germinazione ed accestimento fuori dal comune.

E quando le graminacee annuali sono già emerse, che cosa occorre fare per combatterle e non permettere loro di colonizzare tutto il prato?

Fermo restando che si tratta di essenze graminacee e quindi l’eliminazione diretta (esclusa quella manuale) può essere fatta solo attraverso prodotti selettivi non sempre autorizzati, le pratiche colturali di maggior aiuto sono 3: taglio, fertilizzazione e irrigazione.

Il taglio è il primo elemento determinante che lavora sulla gestione e mantenimento delle qualità estetiche del manto erboso, ma che nel caso specifico deve essere impiegato per controllare ed evitare che il pabbio vada a seme con la potenziale formazione di nuove piante: attraverso la rasatura costante e regolare dei tappeti si permette lo sviluppo delle gemme di accestimento laterali di Festuca, loglio e Poa e si contrasta la propagazione anche immediata delle malerbe.

La fertilizzazione è un altro elemento decisivo. Durante i periodi molto caldi si possono interrompere gli apporti granulari e sostituirli con interventi liquidi con prodotti biostimolanti tipo Always o con fertilizzanti come il New Radical che avvantaggiano il prato e lo mantengono “competitivo” nei confronti delle “erbacce”.

Naturalmente l’irrigazione svolge poi un ruolo risolutivo in quanto piccoli volumi d’acqua con ripetizione costante e giornaliera non fanno altro che avvantaggiare le infestanti macroterme annuali, con conseguente esplosione e copertura dell’intera superficie.

E’ quindi sempre più importante conoscere la fisiologia delle piante, il loro comportamento per fare in modo di condurre il prato e la sua gestione nella maniera migliore, più efficace e più economica possibile.

E l’impiego di prodotti di consumo di qualità sostenuti da ricerche e controlli di mercato sono, insieme alla professionalità, la vera arma di difesa da nemici “cattivi” quali le essenze infestanti.

Pagine:1234567...14»

Articoli area tecnica