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PREGADE

IL FOSFITO DI POTASSIO: NUOVE PRECISAZIONI

Il fosfito di Potassio (con due possibilità di formulazione, KH2PO3 e K2HPO3) è tutt’ora inquadrato nella legislazione italiana come un concime fosfo-potassico dotato di un alto grado di assimilabilità, sia fogliare e sia radicale. 

Come fertilizzante stimola lo sviluppo dell’apparato radicale, facilita la formazione dei fiori e dei semi, migliora la pezzatura e la conservabilità dei frutti, sviluppa la lignificazione delle parti giovani (processi di maturità delle piante).

Proviamo a darci tutti una mano, senza nasconderci sotto protezioni commerciali di sorta, e a fornire le indicazioni “vere” sul fosfito di Potassio. 

Dobbiamo fare riferimento a 2 Regolamenti dell’Unione Europea, vere e proprie leggi a carattere internazionale (Italia compresa). Il nuovo Regolamento Europeo sui fertilizzanti, denominato Regolamento (UE) 2019/1009, emesso in data 5 Giugno 2019, trascritto nella Gazzetta Ufficiale il 25 Giugno 2019 (GU L 170/1) e con entrata in vigore il 15 Luglio 2019, stabilisce le nuove normative per l’immissione al commercio dei fertilizzanti all’interno dei paesi della Comunità Europea (ed ovviamente, nel contempo, abroga quelle vecchie). L’applicazione di tale Regolamento avverrà a partire dal 16 Luglio 2022. Da questa data il fosfito di Potassio non sarà più inquadrato come fertilizzante, ma sarà ascrivibile alla categoria dei fitofarmaci.

Nel frattempo, in data 22 Aprile 2013, è già stato pubblicato un precedente Regolamento che inquadra il fosfito di Potassio e tutti i fosfiti in genere con valenza di fitofarmaci ed è stato lasciato libero arbitrio agli stati membri su come inquadrare tale categoria di prodotti fino all’entrata in vigore del Regolamento 2019/1009. Per questo motivo, in Spagna, in Francia, in Olanda, in Germania, in Belgio, il fosfito di Potassio è già stato legiferato come fitofarmaco e la sua messa in commercio può avvenire solo sotto tale classificazione.

IN ITALIA (a meno che il Ministero della Salute, prima del 16 Luglio 2022, di concerto con quello dell’Agricoltura non emetterà una norma che vieti espressamente l’uso dei fosfiti (tutti) all’interno dei concimi) LA VENDITA DEL FOSFITO DI POTASSIO PUO’ AVVENIRE COME FERTILIZZANTE, QUINDI CON IVA AGEVOLATA AL 4% E SENZA BISOGNO DI ALCUNA AUTORIZZAZIONE ALL’ACQUISTO ED ALL’USO.

E chissà che le leggi europee non cambino ancora…

Come si arriva ad ottenere un fosfito?

Un atomo di Fosforo combinato con tre atomi di Ossigeno “-PO3” forma un composto che viene chiamato fosfito. I fertilizzanti fosfatici tradizionali invece hanno lo stesso atomo di Fosforo combinato con quattro atomi di Ossigeno “-PO4”: tale composto viene chiamato fosfato. Quindi quando l’acido fosforico (H3PO4) è neutralizzato con una base, ad esempio l’idrossido di Potassio (KOH), ne risulta un sale. Il sale dell’acido fosforico è un fosfato, nel caso specifico fosfato di Potassio (K3PO4). Quando l’acido fosforoso (H3PO3) è neutralizzato con una base, ad esempio sempre l’idrossido di Potassio (KOH), ne risulta un sale. Il sale dell’acido fosforoso è un fosfito, nell’esempio fosfito di Potassio (KH2PO4) o meglio fosfito monopotassico.

I fosfiti e i fosfati anche se chimicamente sono molto simili, hanno caratteristiche e comportamenti biologici assai diversi. I fosfiti sono molto attivi nelle piante, in quanto leggermente instabili e tendono a reagire e ad avere degli effetti relativamente immediati nei vegetali. Il fosfito è idrosolubile ed è facilmente assorbito dalle piante attraverso le radici e le foglie.

Per quel che riguarda invece i fosfati (tutti i tradizionali fertilizzanti fosfatici), essi sono prodotti a partire per lo più da materiali rocciosi e devono essere applicati in grandi quantità per avere risultati significativi perché solo una piccola percentuale di Fosforo contenuta diventa disponibile per le piante. La principale ragione deriva dall’elevata stabilità dei fosfati.

Forniamo ancora alcune nozioni di chimica. Come detto, quando l’acido fosforoso (H3PO3) è neutralizzato/salificato con l’idrossido di Potassio (KOH), ne risulta un fosfito. Da un punto di vista chimico, l’acido fosforoso possiede 3 atomo di idrogeno (H) ma solo 2 possono essere salificati. Se viene salificato solo un atomo di H si ottiene un sale monopotassico che avendo ancora un legame H libero possiede un pH acido e rapporto P-K di circa 30-20. Se vengono salificati due atomi di H si ottiene un sale bipotassico con pH alcalino e rapporto P-K circa 20-30.

Una precisazione. L’ultima nomenclatura IUPAC (International Union of Pure and Applied Chemistry) suggerisce di chiamare l’acido fosforoso come acido fosfonico e da qui si determina l’uguaglianza terminologica tra fosfiti (vecchia nomenclatura) e fosfonati (nuova nomenclatura).

Ritorniamo sulle attività dei fosfiti nell’ambito della fisiologia vegetale.

I fosfiti, quindi, in genere sono delle molecole che svolgono alcune positive funzioni fisiologiche e metaboliche nelle piante. I più importanti compiti elaborati sono la protezione e la cura, soprattutto per organi verdi e in accrescimento (ricordiamo che si tratta di prodotti dotati di un’elevata assimilabilità ed una grande possibilità di traslocazione sistemica nella pianta).

I fosfiti, oltre all’azione nutritiva, possiedono comportamenti stimolanti sulla vegetazione e, inoltre, incoraggiano le autodifese della pianta (Resistenza Indotta Sistemica – RIS). I meccanismi endogeni di autodifesa hanno luogo nelle piante quando esse sono soggette ad aggressione di patogeni che tendono a compromettere il loro stato di salute. Tali attacchi innescano, per reazione, l’emissione di sostanze interne atte ad aumentare l’autoprotezione e a potenziare il sistema immunitario endogeno, tramite la sintesi e la traslocazione di composti chiamati fitoalessine.

Le fitoalessine sono sintetizzate dalla pianta e traslocate all’interno di essa, specie nei siti di attacco del patogeno. Aumentano la resistenza del vegetale, arrivando a debellare l’infezione stessa. Oltre ad indurre la Resistenza Indotta Sistemica, le fitoalessine agiscono direttamente nei fenomeni di rottura delle membrane cellulari dei batteri patogeni, provocandone la distruzione.

Alcune volte però, i meccanismi naturali di difesa delle piante non riescono a controllare gli agenti patogeni, così le concentrazioni di fitoalessine e di altri anti-microbici rimangono insufficienti.

In tali condizioni il vantaggio tecnico apportato per il ripristino dello stato di salute della coltura dai fosfiti risulta fondamentale.

Numerose prove hanno riscontrato un’ottima attività di controllo svolta dai fosfiti, per esempio sulla vite con azione antiperonosporica (contro Plasmopara viticola). Più in particolare l’azione si concretizza nella devitalizzazione e distruzione delle spore e delle cellule costituenti gli organi di riproduzione del fungo. 

PREGADE

Pregade è il fosfito di Potassio della gamma Bottos presente in formulazione liquida. La sua densità è compresa tra valori di 1.360 e 1.390 kg/m3. Quindi 1 kg di Pregade occupa un volume di 0,72-0,74 litri, o, se si preferisce, 1 litro di Pregade pesa 1,36-1,39 kg. Perciò il flacone (1 kg) o la tanica (5 kg) di Pregade risulterà all’occhio sempre un po’ vuota, ma semplicemente perché si tratta di una sostanza che “pesa molto” e quindi occupa meno volume. 

Pregade è un fosfito monopotassico. Il suo pH quindi è acido con valori nell’intervallo di 4,3-4,7 con beneficio per l’intera pianta. E’ inodore e il suo tempo di penetrazione all’interno dei tessuti vegetali è compreso in un range di 3-6 ore con duplice sistematicità all’interno delle piante (mediante la linfa discendente e la linfa ascendente).

Si consiglia di trattare con foglia asciutta nelle prime ore della mattina dove l’assorbimento fogliare è più efficiente e quindi la traslocazione maggiore.